Lunedi 10 Marzo 2025, alle ore 15,00, presso il Teatro San Marco, si terrà il primo appuntamento dell’ 11° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”.
La lectio Magistralis sarà affidata alla scrittrice Dacia Maraini che relazionerà sul tema
“Pensieri degli anni difficili . Con le donne di ieri, di oggi di domani. “
Le donne private di libertà e sottomesse, hanno spesso introiettato il loro stato di inadeguatezza arrivando a considerarlo un fatto biologico. Bravissime a fare figli e accudirli, sono state considerate prive di un proprio pensiero e soprattutto di autonomia e libertà.» Per contrastare questa violenza, secondo la scrittrice che ha creato personaggi letterari femminili indimenticabili, occorre agire sulla cultura, sulle abitudini identitarie, sulle disparità di genere, sulla misoginia linguistica.
Dacia Maraini è autrice di romanzi, opere teatrali, poesie e saggi. I suoi libri sono tradotti in oltre venti Paesi. Nel 1990 ha vinto il premio Campiello con La lunga vita di Marianna Ucrìa, nel 1999 il premio Strega con Buio.
Presso la sede dell’Università degli studi del Sannio, Palazzo San Domenico (Sala Conferenze- 1°piano Piazza Guerrazzi-BN), si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione del programma del 11° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia” con la collaborazione dell’Università degli studi del Sannio. Gli incontri si svolgeranno dal 10/03/2025 al 16/05/2025 in presenza e in contemporanea saranno trasmessi on line sul canale Cisco Webex Stregati da Sophia. Il tema dell’undicesima edizione è “Conoscenza”. Sono intervenuti la Prof.ssa Carmela D’Aronzo, Presidente Associazione culturale filosofica “ Stregati da Sophia”, l’On. Clemente Mastella, Sindaco di Benevento, Dott. Nino Lombardi, Presidente Provincia di Benevento, il Ch.mo Prof.re Gerardo Canfora, Rettore dell’Università del Sannio, la Prof.ssa Antonella Tartaglia Polcini, Assessora alla cultura del comune di Benevento. Tra gli ospiti saranno presenti nel ricco calendario la scrittrice Dacia Maraini, Umberto Galimberti e Matteo Garrone.
Martedi 9 Aprile 2024, alle ore 15,00 si terrà on line l’ottavo appuntamento del 10° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”.
La lectio Magistralis sarà affidata al prof. Umberto Curi che relazionerà sul tema:”Il linguaggio tra mito e logos”
Partendo da un passo del dialogo di Platone intitolato a Protagora, si metterà a confronto il linguaggio del mito e quello del logos. Arrivando a scoprire che il linguaggio del mito può essere più efficace e incisivo del linguaggio del logos filosofico.
Umberto Curi è professore emerito di Storia della filosofia presso l’Università di Padova, ha insegnato presso l’Università San Raffaele di Milano. È stato visiting professor presso numerosi atenei europei e americani. Nei suoi studi si è occupato della storia dei mutamenti scientifici per ricostruirne la dinamica epistemologica e filosofica, rivolgendosi a uno studio della tradizione filosofica imperniato sulla relazione tra dolore e conoscenza e sui concetti di logos, amore, guerra, verità, pena, approfondendo anche il rapporto tra cinema e filosofia. Tra le sue opere recenti: Straniero (Milano 2010); L’apparire del bello. Nascita di un’idea (Torino 2013); La porta stretta. Come diventare maggiorenni (Torino 2015); I figli di Ares. Guerra infinita e terrorismo (Roma 2016); Le parole della cura. Medicina e filosofia (Milano 2017); Veritas indaganda (Nocera Inferiore SA 2018); Il colore dell’inferno. La pena tra vendetta e giustizia (Torino 2019); Parola ai film (con B. Ayroldi Sagarriga, Milano 2021); Fedeli al sogno. La sostanza onirica da Omero a Derrida (Torino 2021).
Introduce:Carmela D’Aronzo–
Presidente Associazione culturale filosofica “ Stregati da Sophia”
Giovedì 21 Marzo 2024, alle ore 15,00 si terrà on line il settimo appuntamento del 10° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”.
La lectio è affidata a Michela Marzano che affronterà il tema: “Cedere non vuol dire consentire”.
Quand’è, esattamente, che l’altro smette di ascoltare? Quand’è che non si viene più viste, che le nostre parole vengono ignorate, che il “no” viene letto come un “sì”, e che la persona che ci è accanto decide che siamo consenzienti anche se non abbiamo mai esplicitamente acconsentito oppure abbiamo sussurrato: “non ora”, “non qui”, “lasciami”? Il consenso nell’ambito sessuale non è come quello che si può dare a un atto medico. In ambito sessuale, non si tratta solo di dire “sì” o “no”, si tratta anche di poter (e voler) acconsentire, senza fermarsi al comodo involucro di una parola pronunciata in un preciso istante, come un oggetto che passa da una persona all’altra, qualcosa di strano, assurdo, che a tratti si può padroneggiare, ma a tratti può anche esserci strappato.
Michela Marzano è professoressa di Filosofia morale, ha diretto il Dipartimento di Scienze sociali presso l’Università Paris V – René Descartes. Si occupa dello statuto del corpo e della condizione umana nell’epoca contemporanea: dopo aver approfondito in particolare il rapporto tra etica e sessualità e le forme del potere biopolitico nelle organizzazioni aziendali, si è da ultimo dedicata alla questione dell’amore. Tra i suoi libri in italiano :Il diritto di essere io (Roma-Bari 2014); Di fame e d’amore. Il cibo, il corpo e il mito del controllo (Milano 2014); Non seguire il mondo come va. Rabbia, coraggio, speranza e altre emozioni politiche (Torino 2015); Papà, mamma e gender (Torino 2015); L’amore che mi resta (Torino 2017); Idda (Torino 2019).
Introduce: Carmela D’Aronzo, Presidente Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia” Coordina: Cristina Ciancio, Docente di Storia di diritto medioevale e moderno all’Università degli studi del Sannio
Giovedì 14 marzo 2024, si è tenuto al Teatro Comunale Vittorio Emanuele di Benevento, il quarto incontro del decimo Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”.
L’incontro, introdotto da Carmela D’Aronzo, Presidente dell’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”, e coordinato da Giovanna Ruggiero, docente di Storia e Filosofia del Liceo “E. Fermi di Montesarchio”, ha visto protagonisti Salvatore Natoli, professore di Filosofia Teoretica presso l’Università di Milano-Bicocca, e Paolo Amodio, professore ordinario di Filosofia Morale all’Università di Napoli “Federico II”.
La prima parte della lectio è stata condotta dal Prof. Salvatore Natoli che ha dato come titolo al suo intervento “Parola e inganno. Riflessioni sul linguaggio nell’età dei media”. Sulla scorta delle riflessioni di Thomas Mann, il prof. Natoli afferma che il privilegio dell’uomo sulla terra è quello di dare un nome alle cose. Attraverso continui rimandi alla filosofia antica, ci si sofferma sull’intimità che esiste tra parola e socialità: la forza del linguaggio sta nella comunicazione e nel discorso, che è insieme espressione e conseguenza di un fatto originario, quale è il legame sociale tra gli individui. Ma se la verità consiste nel dire come sono le cose, il linguaggio può anche deviare da tale intento e porre sulla realtà un velo in due modi distinti: o per errore o con l’intenzione di mentire. Oggi il rischio della menzogna è ancora più pericoloso. La società dei media ha prodotto un flusso illimitato di parole e discorsi incontrollabili e devianti. Il cinema e la televisione hanno fatto emergere il carattere seducente e distruttivo della parola. Ci si chiede a questo punto: come mettere un freno a questo rischio dell’inganno nel linguaggio? Attraverso una giusta dose di problematizzazione: le affermazioni non sono qualcosa da recepire in modo passivo, ma è necessario valutarle e, quindi, problematizzarle.
Il Prof. Paolo Amodio ha concluso la quarta lectio con un intervento dal titolo “Linguaggio e allegoria. L’altrimenti detto di Emmanuel Levinas!”.
Levinas, attivo soprattutto nella seconda metà del XX secolo, ha riflettuto molto sulla dimensione del linguaggio, pur non essendo propriamente un filosofo del linguaggio. Il pensatore francese intendeva capovolgere le prerogative della filosofia e il rapporto secolare tra ontologia ed etica. In modo brutale, Levinas affermava che la filosofia prima non è l’ontologia, ma l’etica: egli proponeva una precedenza dell’etica rispetto all’ontologia, in quanto l’etica è fuori dal logos e il logos non è in grado di esprimere l’etica. L’etica non ha per questo un principio, è alogica ed è anarchica. L’essere è guerra: il soggetto, l’io ha bisogno di catturare e di stroncare ogni alterità.
L’etica, invece, ha a che fare con l’altro. A questo punto si insinua la questione del linguaggio: l’etica conduce ad un dire che è pura verbalità. Levinas parlava dell’allegoria, del dire altrimenti, l’altrimenti detto, che rappresenta una possibilità che va al di là del logos. È stato azzerato il linguaggio come lo conosciamo: i concetti, così come conosciuti dall’uomo, sono stati trasformati attraverso una “depurazione del logos”.
Dopo Auschwitz, il linguaggio è morto, il linguaggio non ha retto l’orrore della Seconda guerra mondiale. Per questo Levinas proponeva la possibilità di una fondazione dell’etica tramite l’allegoria, tramite l’altrimenti detto, in contrapposizione al detto del logos, portatore di violenza. (Paola Di Domenico)
Giovedi 14 Marzo 2024, alle ore 15,00 si terrà presso Teatro Comunale Vittorio Emmanuele il quarto appuntamento del 10° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”. La lectio Magistralis saranno affidate: al prof. Salvatore Natoli e al prof. Paolo Amodio.
Il prof. Salvatore Natoli svilupperà il tema “Parola e inganno.Riflessioni sul linguaggio nell’età dei media”.
Privilegio dell’uomo sulla terra è dare un nome alle cose. La parola è, dunque potenza ed è comunità. Infatti, il linguaggio non è mai privato, ma è dato agli uomini per intendersi: dire quel che si pensa – sincerità – ed insieme adeguare le parole alla realtà – verità. Ma, la parola che pur dovrebbe essere veicolo di verità può realizzare il suo contrario: ingannare. Onde evitare l’inganno è, allora, necessario potere esercitare un “controllo di verità”. Cosa più semplice in società semplici, più complessa il quelle complesse e in specie quella dei media.
Salvatore Natoli è stato a lungo professore di Filosofia teoretica presso l’Università di Milano-Bicocca. Attento alla ricostruzione delle linee fondamentali del progetto moderno, ha rivolto la sua attenzione al senso del divino nell’epoca della tecnica e alla possibilità di un’etica che sappia confrontarsi con il rapporto tra felicità e virtù e con gli aspetti della corporeità e del sacro, sottovalutati dal razionalismo classico. Ha indagato l’esperienza del dolore, dedicando studi anche alla teoria dell’azione e alle forme del fare. Tra le sue opere recenti: L’edificazione di sé. Istruzioni sulla vita interiore (Roma-Bari 2010); I comandamenti. Non ti farai né idolo né immagine (con P. Sequeri, Bologna 2011); Le verità del corpo (Milano 2012); Le inquietudini della fede (Venezia 2014); I nodi della vita (Brescia 2015); Il rischio di fidarsi (Bologna 2016); Scene della verità (Brescia 2018); L’animo degli offesi e il contagio del male (Milano 2018); Il fine della politica. Dalla «teologia del regno» al «governo della contingenza» (Torino 2019); Uomo tragico, uomo biblico. Alle origini dell’antropologia occidentale (Brescia 2019); L’uomo dei dolori (Bologna 2020).
Il prof. Paolo Amodio tratterà il tema “Linguaggio e allegoria .L’altrimenti detto di Emmanuel Levinas!”
Fedele al senso più intimo della tradizione ebraica, Lévinas individua l’identità del giudaismo e del popolo ebraico sul senso e non sull’esistenza. Tale distinzione, che richiama una precedenza (nello stesso senso in cui in Totalité et infini si dichiara, fondando l’intero discorso, che la metafisica precede l’ontologia), proprio nel momento in cui si rivela paradossale allo sguardo filosofico tradizionale, assume un valore assoluto. Se l’etica precede l’ontologia, l’etica è fuori dal logos. Il logos dispone e dunque impone il linguaggio come Detto. In Lévinas è il Dire che è portatore di senso, Dire an-archico, primordiale, espressione di un dire-altrimenti, testimonianza dell’Altro, Alterità. Al cospetto della guerra, come sfondo dell’essere imposta dal Logos-linguaggio e intelligibilità, l’etica può Dire solo come allegoria, dire-altrimenti e altrimenti-detto, che ricaricano di senso le categorie della filosofia, ora testimonianza e pace.
Paolo Amodio è professore ordinario di Filosofia Morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II di Napoli – Dipartimento di Filosofia “A. Aliotta”, dove peraltro ricopre anche l’insegnamento di Etica e Religione. La sua più che ventennale attività di ricerca, come testimoniano i suoi numerosi lavori, si è concentrata su diversi filoni: il pensiero filosofico ed etico-politico nella Napoli del Settecento nei suoi rapporti con il mondo intellettuale europeo; la storia del libertinismo, esplorata fondamentalmente nelle sue implicazioni antropologico-filosofiche; le conseguenze etico-politiche determinate dall’evento Auschwitz sulla filosofia del secondo Novecento; il nuovo pensiero ebraico nei suoi rapporti con la tradizione e le nuove prospettive etico-filosofiche; l’antropologia filosofica tra etica, scienza e filosofia; la bioetica, come questione epistemologica. Ha fondato e dirige la rivista «S&F_scienzaefilosofia.it» Dirige le Collane “Cultura filosofica e Scienze Umane”, “Perimetri. Collana di strumenti per le scienze umane e sociali”. Ricopre molte incarichi all’interno di organizzazioni culturali , infatti, è membro: del Comitato di redazione della rivista «Logos»; del Consiglio Direttivo della rivista «Archivio di storia della cultura»; del Comitato Scientifico della collana “Postumani”, Editore Mimesis, Milano; del Comitato Scientifico della collana “Filosofia/Scienza”, Editore Mimesis, Milano; del C.I.R.B. (Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica – Università degli Studi di Napoli Federico II, Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sez. S. Tommaso, Seconda Università degli Studi di Napoli; del C.E.S.A. (Comitato etico-scientifico per la sperimentazione animale) dell’ Università degli Studi di Napoli Federico II. Nel 2006 ha ottenuto la menzione speciale della Giuria del Premio Internazionale “Salvatore Valitutti” per il volume: Luoghi del bonheur. Elementi per un’antropologia tra libertinismi e mondo dei lumi, Napoli, Giannini Editore, 2005.
Dalla consapevolezza nell’uso del linguaggio di Dacia Maraini al «Il potere delle parole» di Roberto Esposito. Il «Festival filosofico del Sannio» attraverso le lectio magistralis dei protagonisti della manifestazione affronta uno dei temi più attuali: il valore ed il potere del linguaggio. Se per la Maraini il linguaggio è l’espressione della cultura che ci differenzia dagli animali in quanto appartenenti alla società ed alla civiltà umana, Esposito analizzerà (domani pomeriggio teatro Comunale con inizio alle 15) il valore che le parole nell’uso corretto o sbagliato, possono avere nel linguaggio corrente.
Dacia Maraini, accolta con molto calore dagli studenti degli istituti superiori che hanno affollato venerdì la sala del cine-teatro «San Marco», dopo una rapida analisi sull’affermarsi negli anni dei diritti delle donne («anche se molta strada c’è ancora da fare» ha detto la scrittrice), rifacendosi agli ultimi due sue libri «In nome di Ipazia.
Riflessioni sul destino femminile» e «Vita mia», ha sottolineato le implicazioni negative delle parole usate in modo scorretto, per poi evidenziare che il pregiudizio che accompagna il pianeta femminile può essere superato anche attraverso l’uso corretto del linguaggio, nel rispetto e nella libertà.
Rifacendosi a quanto scritto nei due libri dalla Maraini, lo scrittore Eugenio Murrali e la presidente di «Stregati da Sophia» Carmela D’Aronzo, hanno invitato la scrittrice a ripercorrere il tempo della ribellione femminile all’inferiorità vissuta dalle donne e, soprattutto, le battaglie sostenute dalla scrittrice per difendere gli ideali di libertà, anche attraverso l’uso consapevole delle parole. «Basta poco nel linguaggio – ha detto la Maraini – per esprimersi correttamente con la consapevolezza di ciò che si dice. Con il tempo alcune cose sono cambiate ma la diffusione di un corretto modo di esprimersi ha bisogno di tempo». E immediati sono stati gli esempi di sostituire la parola «nero» al dispregiativo «negro», termine molto usato fino a pochi anni fa, e «essere umano» che, nell’intendere i due generi umani, maschile e femminile, ha sostituito la parola «uomo» precedentemente usata nel senso di comprendere anche il genere femminile.
Consapevolezza, dunque, per crescere con una particolare attenzione alla nuova tecnologia, come l’intelligenza artificiale, che può produrre effetti positivi ma anche negativi con la convinzione che la tecnologia deve essere usata in modo corretto imponendo giuste regole. Da Dacia Maraini alla la lectio magistralis di Roberto Esposito che affronterà il tema scelto per la decima edizione dl Festival filosofico del Sannio, «Linguaggio», sotto un’altra angolazione: «Il potere della parola». Esposito, docente emerito di Filosofia teoretica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, ha pubblicato relazioni e libri tradotti anche in inglese e francese. Il linguaggio, come espressione dell’essere umano, ha un grande potere perché le parole, scritte o pronunciate, hanno la possibilità di creare realtà nuove e, nello stesso tempo, far comprendere la natura e la convinzione di chi parla. «Molti filosofi moderni – anticipa D’Aronzo nel presentare l’appuntamento filosofico – hanno insistito su questo carattere istituente del linguaggio perché le parole da un lato informano ma dall’altro dichiarano, impegnano ed invitano a comportamenti che entrano nella vita di relazione rinnovandola anche radicalmente». Ad introdurre la lectio magistralis di Esposito sarà la stessa D’Aronzo, a coordinare l’incontro Aglaia Mcclintock docente di Diritto romano e dei diritti dell’antichità presso l’Università degli studi del Sannio.
Il viandante non ha una meta a differenza del viaggiatore. Quest’ultimo ben conosce la strada da percorrere che lo porterà alla meta da raggiungere, è un traguardo che taglierà e conoscerà. Il viandante, invece spiega Umberto Galimberti nella lectio magistralis inaugurale del Festival filosofico del Sannio – è colui che va errando e la strada non è quella conosciuta ma nasce sotto i suoi piedi. Allora occorre chiedersi cos’è «l’etica del viandante».
«Oggi è necessario comprendere che l’etica del viandante è un’etica planetaria. Non c’è meta da raggiungere, non c’è patria spiega il filosofo Galimberti non ci sono i confini di uno Stato, non c’è un singolo popolo. Ma la patria, i confini, il popolo sono la terra». Nella visione del filosofo occorre «sostituire alla ragion di Stato la ragione dell’umanità dando vita ad un’evoluzione verso la fratellanza». Galimberti, professore emerito di Filosofia della storia, dopo un appassionato percorso attraverso la filosofia dell’antichità fino a giungere ai nostri giorni, si è soffermato sulla civiltà moderna e sulla nascita della scienza e della tecnica.
Il viandante non ha una meta a differenza del viaggiatore. Quest’ultimo ben conosce la strada da percorrere che lo porterà alla meta da raggiungere, è un traguardo che taglierà e conoscerà. Il viandante, invece spiega Umberto Galimberti nella lectio magistralis inaugurale del Festival filosofico del Sannio – è colui che va errando e la strada non è quella conosciuta ma nasce sotto i suoi piedi. Allora occorre chiedersi cos’è «l’etica del viandante».
«Oggi è necessario comprendere che l’etica del viandante è un’etica planetaria. Non c’è meta da raggiungere, non c’è patria spiega il filosofo Galimberti non ci sono i confini di uno Stato, non c’è un singolo popolo. Ma la patria, i confini, il popolo sono la terra». Nella visione del filosofo occorre «sostituire alla ragion di Stato la ragione dell’umanità dando vita ad un’evoluzione verso la fratellanza». Galimberti, professore emerito di Filosofia della storia, dopo un appassionato percorso attraverso la filosofia dell’antichità fino a giungere ai nostri giorni, si è soffermato sulla civiltà moderna e sulla nascita della scienza e della tecnica.
Ma, avverte Galimberti, nell’età della tecnica tutte le etiche del mondo occidentale fondate sulla visione antropocentriche sono fallite e si avverte la necessità di un’etica nuova, quella del viandante.
«È questa l’unica etica da percorrere. L’etica del viandante non ha scopi ma continua il percorso lungo una strada che conosce un passo dopo l’altro. Si tratta di una “rivoluzione” che l’uomo deve assolutamente fare sganciandosi dal dominio della tecnica». Anche perché, e qui Galimberti è stato molto duro nei confronti della scuola che non insegna ai giovani cos’è la scienza ed il metodo scientifico, i risultati della ricerca scientifica, dopo anni e anni di lavoro, sono casi fortunati e non certo il risultato di un percorso lineare.
Il «Festival filosofico del Sannio» con la lectio magistralis di Umberto Galimberti ha dunque affrontato subito uno dei temi più attuali: il rapporto tra natura e tecnica, tra uomo e scienza, giungendo a conclusioni drammatiche. L’uomo non è giudicato per quello che fa ma per come lo fa seguendo gli schemi della tecnica (produttività, tempo, risultato). «Ed in questo ha evidenziato il filosofo è la trasformazione del mondo con il dramma che l’essere umano non è preparato a questa novità. Perché non sappiamo più ciò che è vero e ciò che è giusto». Oggi l’uomo deve ritrovare se stesso nel significato più ampio del concetto di fratellanza.
Ad introdurre Umberto Galimberti, tornato per la quinta volta al festival filosofico beneventano, è stata Carmela D’Aronzo presidente dell’associazione culturale «Stregati da Sophia» che organizza, in collaborazione con l’Università degli Studi di Benevento, la kermesse filosofica giunta quest’anno alla decima edizione. Ad aprire i lavori è stata l’assessora al bilancio del Comune di Benevento, Maria Carmela Serluca che ha portato il saluto istituzionale del sindaco Clemente Mastella. Nel corso del suo intervento Serluca ha rimarcato l’importanza, nel panorama delle manifestazioni culturali della città, del Festival filosofico del Sannio che ha il pregio di portare annualmente in città alcuni tra i protagonisti del mondo della cultura e della filosofia conosciuti a livello nazionale ed internazionale.
Venerdì 8 marzo al teatro San Marco secondo appuntamento della kermesse filosofica sul tema «Linguaggio» con Dacia Maraini. La scrittrice, in occasione anche della «Giornata internazionale della donna», svolgerà la lectio magistralis su «Il linguaggio del rispetto» come baluardo contro ogni forma di pregiudizio e di schiavitù e strumento necessario per la libertà delle donne ancora negata in alcuni Paesi del mondo.
Roberto Vecchioni ha chiuso il Festiva I filosofico del Sannio con una leccio magistralis sul tema -L’importanza del linguaggio. Il cantautore-poeta, oltre a tracciare l’origine della parola in un incenso excursus linguistico è giunto alla conclusione che la nostra lingua è la più bella al mondo anche se meno conosciuta. Vecchioni, che certamente non ha bisogno di presentazioni, si è presentato da solo sul palco del teatro San Marco in anticipo rispetto al programma previsto dagli organizzatori. La scelta dell’artista è stata quella di dedicare tutto il tempo a disposizione (già fissato il rientro a Milano in aereo nel tardo pomeriggio) ai tantissimi studenti che hanno affollato in ogni ordine di posti il teatro. Vecchioni ha iniziato la lectio con una poesia dedicata all’importanza della parola recitata canticchiando sottovoce. Un modo diverso, gradito ai giovani, per introdurre il tema scelto per la decima edizione del festival filosofico beneventano promosso dall’associazione -Stregati da Sophia- in collaborazione con l’Università del Sannio. Rumori, suoni, radici monosillabiche e poi il sanscrito e il greco antico, tutte pietre miliari per la nascita del linguaggio. E poi il riferimento al “Cratilo” di Platone per spiegare in termini semplici l’importanza della nascita delle parole. Non solo linguistica nella relazione di Vecchioni ma anche il risvolto umano e sociale: Chi ha le parole è libero – ha detto Vecchioni – non solo perché può esprimere la sua idea ma anche perché può controbatterete tesi altrui. L’ignorante, invece, non dispone di parole e sera sempre sconfitto e potrà reagire con aggressività e violenza non essendo in grado di con fumare dialetticamente le tesi contrapposte». Nel corso della lectio magistralis Vecchioni ha anche affrontato il rapporto tra la parola e la vita sociale. Riferendosi ai recenti episodi di cronaca legati alla contestazione non solo da parte degli studenti nei confronti di rappresentati delle istituzioni. Vecchioni ha sostenuto che la contestazione, che va sempre sostenuta, deve consentire l’esposizione delle idee che poi potranno essere contestate, perché non c’è contestazione al silenzio». Infine una raccomandazione ai genitori affinché – insegnino ai figli, prima della scuola, la forza della parola -ha concluso Vecchioni – che si basa su tre principi: amore (perché si ha bisogno l’uno dell’ altro), libertà (perché le parole rendono liberi), giustizia (perché tutti devono avere gli stessi diritti). Al termine della lectio magistrali Roberto Vecchioni è stato letteralmente sommerso da tantissimi studenti per il firma copie del suo libro -Lezioni di volo e di atterraggio-. A conclusione della serata sono stati premiati i vincitori del concorso io filosofo con borse di studio messe in palio da “Stregati da Sophia”, dall’Università del Sannio, dalla famiglia Cocca ( in memoria del docente Diodoro Cocca), dall’Ance, da Offtec Progetti e da Tyche
Il protagonista assoluto della serata e non ce ne è stato per nessuno, è stato lui, il professore Roberto Vecchioni, 81 anni, come egli stesso ha dichiarato alla fine della manifestazione, ed è andata bene così. Ha chiuso con una relazione sul tema: “L’importanza del linguaggio”, la X edizione del Festival Filosofico del Sannio organizzato dall’Associazione “Stregati da Sophia” presieduta da Carmela D’Aronzo (nella foto di apertura è con Roberto Vecchioni). Vecchioni è andato avanti per oltre un’ora e mezza senza mai fermarsi e senza interlocutori tranne che la platea, numerosissima, formata dai giovani di tanti Istituti superiori, in una forma ideale di interlocuzione. Involontariamente, è saltato tutto il programma organizzato da D’Aronzo perché l’illustre ospite, come è arrivato, ha detto che aveva il tempo contingentato e che aveva necessità di rientrare in aereo a Milano. E così, nemmeno il tempo di presentarlo al pubblico, che è cominciata la lectio magistralis. Sono saltati tutti i previsti saluti cosiddetti istituzionali e questo, per come la pensiamo noi, non è stato un male, ma c’è stata anche la brutta rappresentazione di un teatro oramai vuoto allorquando si è proceduto alla consegna degli attestati di merito ai vincitori del Concorso “Io filosofo”, con l’attribuzione delle borse di studio, per non parlare della prevista esibizione del Conservatorio Statale di Musica sul tema “Linguaggio della musica”. Roberto Vecchioni ha esordito con una canzone su una parola che è un mistero profondo (nella prima foto in basso). Non si sa ancora oggi, ha detto il professore, come si sia arrivati da un grugnito ad un fono che è una parola, appunto. Prima di William Shakespeare, le parole conosciute erano solo 600 poi esse sono passate d’un colpo a 6.000 I primissimi suoni che impariamo a conoscere sono A ed M. Il primo per dire, dammi qualcosa, il secondo per dire mamma. Nessun neonato o piccolo uomo si sognerebbe mai di pronunciare la parola, poniamo, testosterone, ha proseguito Vecchione restando in piedi con il microfono in mano a parlare per tutta la lezione. Le gestione poi cresce da un concatenarsi di cose che ci ha convinti a creare un sistema per capirci tra di noi. Questa è, semplificata, la corsa meravigliosa della parola. E così dai suoni iniziali nascono le radici da cui si diramano tutte le sfumature. Dalle medesime radici crescono poi le sensazioni e bisogna dire che esse non sono solitarie né sono monete da spendere e neanche una convenzione. Forse, ha proclamato solennemente Vecchioni, la parola è l’unica vera invenzione dell’uomo. Chi ha la parola è libero. Non lo dimentichiamo mai. Esse servono anche a controbattere a chi non le ha questa parole e che sarà sempre un po’ schiavo di qualcuno. Oggi ai ragazzi il mondo non dà niente, ha proseguito il professore. Siamo partiti con fiducia e speranza ma esse sono andate avanti nell’ideale imbuto dell’esistenza stringendosi sempre di più ed a voi giovani è quindi arrivata la stanchezza della speranza. E qui Vecchioni ha trattato l’attualità che stiamo vivendo in queste settimane, in questi ultimi mesi. State pure in gruppo, ha detto rivolto ai giovani che non gli hanno lesinato applausi, ed anche in corteo. Ogni contestazione è sacrosanta ma a condizione che essa sia fatta senza violenza e violenza è anche non far parlare e far rimanere in silenzio l’interlocutore. La democrazia è data dal consenso del dissenso. Poi il professore ha dimostrato come la parola, quando male usata o interpretata, può sconvolgere anhe il senso di un discorso e per farlo si è rivolto alla religione ed alla preghiera forse più amata e diffusam tra i credenti, il Padre Nostro, parlando della frase finale che dice, prima della correzione, e non ci indurre in tentazione… Ma vi pare, ha detto scherzosamente, che Dio non ha null’altro da fare al mattino che decidere di indurre qualcuno in tentazione? E’ stato un errore di traduzione dal greco prima e dal latino poi. Il traduttore doveva essere un ubricaco ed ha sbagliato le parole e quindi il pensiero da esprimere. Poi Vecchioni si è rivolto alle famiglie, ai genitori. Prima ancora della scuola sono essi che devono intervenire e non insegnare ai propri figli, alle femmine il gioco con le bambole ed ai maschi quello con i soldatini. I figli devono poter fare quello che vogliono perché sono uguali, ovviamente nella diversità, ma devono essere i genitori a dirlo e devono avere la dovuta acutezza per potersi esprimere. Ai figli maschi non si deve insegnare a difendersi perché hanno i coglioni e l’obbligo quindi di farlo. Certamente sono diversi dalle femmine e ci mancherebbe, ma sono insieme come elementi della vita. Amore, libertà e giustizia devono essere eguali per tutti. Questo va insegnato ai figli e non a fottere gli altri, ha proseguito Vecchioni andando a completare la sua lunga relazione. Vedete quanto sono importanti le parole… A questo punto ultimato il suo intervento Vecchioni stava quasi per lasciare il palco quando è stato “travolto” dalle richieste dei suoi tanti ammiratori che hanno voluto raccogliere su uno dei suoi libri in vedita nel foyer il suo autografo. Niente dediche specifiche, solo firme, ha detto D’Aronzo e nemmeno selfie per cercare di accontentare un po’ tutti, cosa questa che non è avvenuta. La lunga fila (nella undicesima e dodicesima foto in basso) che si era creata non è stata esaurita e non tutti, ma buona parte sì, sono tornati a casa con il libro autografato. Qualche giovane audace lo ha atteso all’esterno e nonostante la “stretta protezione” è riuscito a farsi autografare un lp. Roberto Vecchioni è un cantautore, paroliere, scrittore, poeta ed è stato anche docente di latino e greco, docente di Forme di Poesia in musica all’Università di Pavia, ed è membro della Giuria dei Letterati del Premio Campiello.
Questi i premiati (nelle foto tredicesima e quattrordicesima in basso).
Pari merito al primo posto Premio in ricordo del prof. Diodoro Cocca Emanuela Di Lorenzo della IV/DL del Liceo “ Guacci “ di Benevento Borsa di studio 300 euro. Ha premiato Anna Mazzeo, moglie di Diodoro Cocca Ludovica Amore della IV/C – Istituto Superiore Telesia di Telese, borsa di studio di 300 euro Giovanna Corda – della III F del Liceo Classico “Giannone” borsa di studio di 300 euro Kiara Elisabetta Rungi della IV Lc- “De’ Liguori” Sant’Agata de’ Goti una borsa di studio 300 euro Mariangela Bovino – della I F – Liceo Classico “Giannone” borsa di studio di 300 euro Carmen Cataudo – della V B Su del Liceo “Guacci” borsa di studio di 300 euro
2° classificato Vittorio Caiola della IV G – Liceo Scientifico “Rummo” borsa di studio di 200 euro
3° classificata Anna Barricella – della II G – Liceo Classico “Giannone” borsa di studio di 100 euro.
Questi infine i nomi dei ragazzi e delle ragazze, i cui temi sono risultati significativi, che riceveranno in dono dei libri, offerti dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia” Camilla Pulcino della III – C1 dell’Istituto superiore Telesia – Telese Aurora De Corso della V B – “Liceo Guacci” Carmen Nista della III D – Liceo Classico “Giannone” Gennaro Di Natale della IV G – Liceo Scientifico “Rummo” Carmine Suppa della IV L C – “De’ Liguori” Sant’Agata de’ Goti Aurora Ferrara della V A – Istituto Onnicomprensivo “De Sanctis” Cervinara Concetta Cecere della V M – Santa Maria Capua Vetere Ilaria Rosaria Parrella della III F – Liceo Classico “Giannone”.