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  • Dodicesimo appuntamento del IX Festival Filosofico del Sannio organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”

    Dodicesimo appuntamento del IX Festival Filosofico del Sannio organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”

    Le lectio magistralis saranno affidate ad Umberto Curi ed a Giovanni Casertano

    Giovedì prossimo, 13 aprile, alle 15.00, si terrà all’Auditorium Sant’Agostino, il dodicesimo appuntamento del IX Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”.
    Le lectio magistralis saranno affidate ad Umberto Curi ed a Giovanni Casertano.
    Introdurrà Carmela D’Aronzo, presidente Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”, mentre coordinerà i lavori Carmen Caggiano, docente di Storia e Filosofia dell’istituto “Aeclanum” di Mirabella Eclano.
    Curi svilupperà il tema “Libertà e liberazione”.
    “Il mito della caverna, raccontato nel VII libro della “Repubblica” dimostra che la libertà non è una condizione statica, acquisita una volta per tutte, ma coincide piuttosto con un processo, secondo il quale non è possibile libertà se non come processo di liberazione, in stretta connessione con la nozione di verità”.
    Umberto Curi è professore emerito di Storia della filosofia all’Università di Padova, ha insegnato all’Università San Raffaele di Milano.
    E’ stato visiting professor in numerosi atenei europei e americani.
    Nei suoi studi si è occupato della storia dei mutamenti scientifici per ricostruirne la dinamica epistemologica e filosofica, rivolgendosi a uno studio della tradizione filosofica imperniato sulla relazione tra dolore e conoscenza e sui concetti di logos, amore, guerra, verità, pena, approfondendo anche il rapporto tra cinema e filosofia.
    Tra le sue opere recenti: “Straniero” (Milano 2010); “L’apparire del bello. Nascita di un’idea” (Torino 2013); “La porta stretta. Come diventare maggiorenni” (Torino 2015); “I figli di Ares. Guerra infinita e terrorismo” (Roma 2016); “Le parole della cura. Medicina e filosofia” (Milano 2017); “Veritas indaganda” (Nocera Inferiore 2018); “Il colore dell’inferno. La pena tra vendetta e giustizia” (Torino 2019); “Parola ai film” (con Ayroldi Sagarriga, Milano 2021); “Fedeli al sogno. La sostanza onirica da Omero a Derrida” (Torino 2021).
    Casertano tratterà il tema: “Libertà e schiavitù nella città e nell’individuo”.
    “Libertà e schiavitù come concetti relativi e ambigui. Libertà e conoscenza nei preplatonici.
    In Platone abbiamo il più ampio esame dei vari connotati che assumono i concetti di libertà e schiavitù, fino a giungere ad una geniale e inaspettata connessione della libertà con l’amore e la bellezza.
    In un orizzonte di sempre maggiore allargamento delle attività conoscitive ed etiche dell’essere umano”.
    Giovanni Casertano è stato professore ordinario all’Università di Napoli “Federico II” dal 1980 al 2009.
    E’ socio di Accademie Italiane e straniere ed è membro del Comitato Scientifico di Riviste italiane e straniere.
    Ha diretto le Collane “Skepsis. Collana di testi e studi di filosofia antica”, “Philosophica” edite da Loffredo,Napoli; “Autentici falsi d’autore” edita da Guida, Napoli; “Filosofia e filosofie” edita da Editori Riuniti, Roma.
    Dirige la collana “Philosophikè skepsis” edita da Paolo Loffredo.
    E’ stato: visiting professor nelle Università del Portogallo, della Germania, della Francia, della Spagna, della Polonia, della Russia, dell’Argentina, del Cile, del Brasile.
    E’ enseignant-chercheur, professeur des Universités, de l’Université de Provence (Aix-Marseille 1), dal settembre 1999.
    Ha ricevuto il 15 aprile 2012  la cittadinanza onoraria dell’Antica Città di Elea conferita dal Comune di Ascea, e il 21 agosto del 2012 dal Consiglio Superiore dell’Università di Brasilia il titolo di dottore Honoris Causa.
    E’ autore di più di 300 pubblicazioni, prevalentemente sui Presocratici e su Platone.
    Fra le sue pubblicazioni: “Sofista”, Guida, Napoli 2004; “Paradigmi della verità in Platone”, Editori Riuniti, Roma 2007; “Empedocle tra poesia, medicina, filosofia e politica”, Loffredo, Napoli 2007; “I Presocratici”, Carocci Editore, Roma 2009; “Pensare la città antica: categorie e rappresentazioni”, Loffredo, Napoli 2010; “Giustizia, filosofia e felicità. Un’introduzione a la Repubblica di Platone” (Roma 2015).
    Molti libri sono stati tradotti in diverse lingue.
    Ha pubblicato diverse relazioni su riviste filosofiche straniere in lingua tedesca, spagnola, inglese, portoghese
    .Le attuali linee di ricerca sono: Presocratici (in particolare Eraclito, Parmenide, Empedocle, Sofisti) e Platone.

    Fonte:http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato2.php?Id=156222

  • Festival Filosofico del Sannio. “Libertà e liberazione “ è il tema affidato al Prof. Umberto Curi

    Festival Filosofico del Sannio. “Libertà e liberazione “ è il tema affidato al Prof. Umberto Curi

    Giovedi 13 Aprile  2023, alle ore 15,00 si terrà presso l’Auditorium Sant’.Agostino, il dodicesimo appuntamento del 9° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da  Sophia”.

    La lectio Magistralis saranno affidate:  al prof. Umberto Curi e al prof. Giovanni Casertano

     Il prof. Umberto Curi  svilupperà il tema “ Libertà e liberazione  “.

    Il mito della caverna, raccontato nel VII libro della “Repubblica” dimostra che la libertà non è una condizione statica, acquisita una volta per tutte, ma coincide piuttosto con un processo, secondo il quale non è possibile libertà se non come processo di liberazione, in stretta connessione con la nozione di verità.

    Umberto Curi è professore emerito di Storia della filosofia presso l’Università di Padova, ha insegnato presso l’Università San Raffaele di Milano. È stato visiting professor presso numerosi atenei europei e americani. Nei suoi studi si è occupato della storia dei mutamenti scientifici per ricostruirne la dinamica epistemologica e filosofica, rivolgendosi a uno studio della tradizione filosofica imperniato sulla relazione tra dolore e conoscenza e sui concetti di logos, amore, guerra, verità, pena, approfondendo anche il rapporto tra cinema e filosofia. Tra le sue opere recenti: Straniero (Milano 2010); L’apparire del bello. Nascita di un’idea (Torino 2013); La porta stretta. Come diventare maggiorenni (Torino 2015); I figli di Ares. Guerra infinita e terrorismo (Roma 2016); Le parole della cura. Medicina e filosofia (Milano 2017); Veritas indaganda (Nocera Inferiore SA 2018); Il colore dell’inferno. La pena tra vendetta e giustizia (Torino 2019); Parola ai film (con B. Ayroldi Sagarriga, Milano 2021); Fedeli al sogno. La sostanza onirica da Omero a Derrida (Torino 2021).

    Il prof. Giovanni Casertano tratterà il tema “ Libertà e schiavitù nella città e nell’individuo “.

     Libertà e schiavitù come concetti relativi e ambigui. Libertà e conoscenza nei preplatonici. In Platone abbiamo il più ampio esame dei vari connotati che assumono i concetti di libertà e schiavitù, fino a giungere ad una geniale e inaspettata connessione della libertà con l’amore e la bellezza. In un orizzonte di sempre maggiore allargamento delle attività conoscitive ed etiche dell’essere umano.

    Giovanni Casertano è stato Professore ordinario nell’Università di Napoli “Federico II” dal 1980 al 2009. È socio di Accademie Italiane e straniere ed è membro del Comitato Scientifico di Riviste italiane e straniere.Ha diretto le Collane «Skepsis. Collana di testi e studi di filosofia antica, «Philosophica» edite da Loffredo,Napoli; «Autentici falsi d’autore» edita da Guida, Napoli, «Filosofia e filosofie» edita da Editori Riuniti, Roma. Dirige la collana «Philosophikè skepsis» edita da Paolo Loffredo. Iniziative Editoriali, dal 2015.È stato: Visiting Professor nelle  Università del Portogallo, della Germania, della Francia, della Spagna, della Polonia, della Russia, dell’Argentina, del Cile, del Brasile. È Enseignant-chercheur, Professeur des Universités, de l’Université de Provence (Aix-Marseille 1), dal settembre 1999 . Ha ricevuto il 15 Aprile 2012  La Cittadinanza Onoraria dell’Antica Città di Elea conferita dal Comune di Ascea, e il 21 agosto del 2012 dal Consiglio Superiore dell’Università di Brasilia il titolo di Dottore Honoris Causa dell’Università di Brasilia È autore di più di 300 pubblicazioni, prevalentemente sui Presocratici e su Platone. Fra le sue numerose pubblicazioni:- Sofista, Guida, Napoli 2004; Paradigmi della verità in Platone, Editori Riuniti, Roma 2007; Empedocle tra poesia, medicina, filosofia e politica, Loffredo, Napoli 2007; I Presocratici, Carocci Editore, Roma 2009;  Pensare la città antica: categorie e rappresentazioni, Loffredo, Napoli 2010, Giustizia, filosofia e felicità. Un’introduzione a La repubblica di Platone (Roma 2015)Molti libri sono stati tradotti in diverse lingue.Ha pubblicato molte relazioni su riviste filosofiche straniere in lingua tedesca,spagnola,inglese, portoghese.Le attuali linee di ricerca sono: Presocratici (in particolare Eraclito, Parmenide, Empedocle, Sofisti) Platone.

    Introduce: Prof.ssa Carmela D’Aronzo

     Presidente Associazione culturale filosofica “ Stregati da Sophia”

    Coordina:  Prof.ssa Carmen Caggiano  _

    Docente di Storia e Filosofia – I.I.S. Aeclanum –Mirabella Eclano ( AV)

    Fonte:https://www.tvsette.net/festival-filosofico-del-sannio-liberta-e-liberazione-e-il-tema-affidato-al-prof-umberto-curi/

  • FESTIVAL FILOSOFICO DEL SANNIO. AL “SAN MARCO” GHERARDO COLOMBO “LA SOLA COLPA DI ESSERE NATI”. VIDEO

    FESTIVAL FILOSOFICO DEL SANNIO. AL “SAN MARCO” GHERARDO COLOMBO “LA SOLA COLPA DI ESSERE NATI”. VIDEO

    Successo al Teatro San Marco di Benevento in occasione di una nuova tappa del 9° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da  Sophia”.
    La lectio Magistralis, per questo nono appuntamento, è stata affidata al Procuratore Gherardo Colombo   che ha relazionato sul tema: “La sola colpa di essere nati”.
    Nell’intervista rilasciata a TV7, Colombo parla inizialmente del suo rapporto con Liliana Segre e del 1938 quando furono emanate le leggi razziali, che impedirono alla Senatrice a vita di tornare in classe: alunni e insegnanti di «razza ebraica» furono espulsi dalle scuole statali, e di lì a poco gli ebrei vengono licenziati dalle amministrazioni pubbliche e dalle banche, non possono sposare «ariani», possedere aziende, scrivere sui giornali e subiscono molte altre odiose limitazioni. È l’inizio della più terribile delle tragedie che culminerà nei campi di sterminio e nelle camere a gas. In questo dialogo, Liliana Segre e Gherardo Colombo ripercorrono quei drammatici momenti personali e collettivi, si interrogano sulla profonda differenza che intercorre tra giustizia e legalità e sottolineano la necessità di non voltare mai lo sguardo davanti alle ingiustizie, per fare in modo che le pagine più oscure della nostra storia non si ripetano mai più.
    Sentiamo l’intervista realizzata da Alfredo Salzano al Procuratore Gherardo Colombo

    Fonte:https://www.tvsette.net/festival-filosofico-del-sannio-al-san-marco-gherardo-colombo-la-sola-colpa-di-essere-nati-video/

  • Gherardo Colombo e il suo libro con Liliana Segre, percorso di libertà e giustizia

    Gherardo Colombo e il suo libro con Liliana Segre, percorso di libertà e giustizia

    Nel pomeriggio di martedì 28 Marzo, continuando negli incontri programmati per il nono Festival Filosofico del Sannio intorno al tema della Libertà, organizzato dall’Associazione Culturale “Stregati da Sophia”, presieduta da Carmela D’Aronzo, negli spazi del Cinema San Marco di Benevento, Gherardo Colombo ha tenuto la sua lectio magistralis intorno al tema : “ La colpa di essere nati”, argomento che ricalca il titolo del suo ultimo libro scritto in collaborazione con la senatrice Liliana Segre.

     Gli interventi dell’ex magistrato sono stati coordinati dal giornalista Mario Valentino e preceduti dal saluto del Sindaco Clemente Mastella che, riconoscendo la valenza professionale ed umana del Colombo, ricorda che lo stesso sarà nuovamente ospite di Benevento in occasione di una cerimonia di gemellaggio con un paese francese dal nome Bénévent-l’Abbaye, centro fondato intorno all’anno Mille da profughi beneventani.

    Dopo i saluti all’importante ospite, Carmela D’Aronzo ha ricordato la rilevante figura della senatrice Liliana Segre, coautrice del libro, donna che con coraggio, continua a testimoniare le brutalità e le crudeltà di cui è stato vittima il popolo ebraico e lei stessa, sopravvissuta ad Auschwitz, ma ancora alla ricerca del senso più profondo del concetto di libertà, dove quest’ultima acquista significato solo se si continua a testimoniare quanto è accaduto, affinchè vicende tanto tragiche non diventino solo racconti lontani e sbiaditi di cui si perde memoria e traccia e l’indifferenza non avvalori la sottomissione.

    Nel libro “La colpa di essere nati”, i due autori ripercorrono,oltre alle vicende personali e politiche degli anni tra il 1935 ed il 1938, con l’emanazione delle leggi razziali e ovviamente quella personale della Segre che, ancora bambina, ha conosciuto la discriminazione per ragioni etniche, religiose e linguistiche, anche gli anni della prigionia in Italia, dopo un tentativo di fuga in Svizzera e la deportazione ad Auschwitz su un carro bestiame.

    Con il libro gli autori vogliono interrogarsi sulla profonda differenza che c’è tra giustizia e legalità. Essi mettono in risalto la necessità dell’affermarsi della giustizia stessa come unico strumento contro il ripetersi di vicende che videro, un mondo di normalità stravolgersi per diventare un palcoscenico di brutalità e violenza, il buio di un tempo che videro una bimba di otto anni divenire, improvvisamente, “invisibile” agli occhi del mondo e di quanti, fino ad allora, l’avevano frequentata e fatta partecipe delle loro vite, con la sola colpa di “essere nata”, quasi che non esistesse più.

    D’Aronzo legge, in merito alla Segre, una missiva che la stessa, impossibilitata ad essere presente, ha inviato a tutti i partecipanti all’evento e nella quale ribadisce l’importanza di negare ogni indifferenza di fronte a vicende tanto gravi come quelle da lei vissute, negare che possano giustificarsi discriminazioni , che vi siano alcuni primi ed altri secondi, ma soprattutto ricordare che : “Non abbiamo bisogno di eroi, serve tenere sempre viva la capacità di vergognarsi per il “male altrui”, di non voltarsi dall’altra parte, di non accettare le ingiustizie, di non assistere passivamente al bullismo, di non dire mai “non mi riguarda”.

    Ella, scrive ancora, vuole concludere la sua vita mettendo, come si fa nei cimiteri ebraici, una pietra che rappresenta la voglia di ricordare, perché nessuno dimentichi.

    Prende poi la parola Gherardo Colombo che, alla domanda del Valentino che gli ha chiesto da quando conosceva la Segre e soprattutto da quando si è interessato della Shoah, egli ha risposto di conoscere la Segre da circa quattro anni, soprattutto però da quando ha cominciato a testimoniare la sua esperienza da sopravvissuta, ma della Shoah egli si è interessato negli anni ’60, fin dal processo ad Adolf Eichmann a Gerusalemme, un SS responsabile dell’omicidio di milioni di ebrei.

    Egli ricorda anche che la Segre gli ha chiesto, prima di raccontare la sua storia sotto forma di dialogo tra i due, di vedere il film “Il giardino dei Finzi Contini”, in modo da comprendere come la condizione degli ebrei sia cambiata radicalmente con le leggi razziali, da normalissima a terrificante e di come, quasi in modo naturale, gli ebrei fossero emarginati da un momento all’altro.

    Colombo racconta di come solo il papà della Segre era contrario al Fascismo, tutti gli altri l’accettavano quasi come normale, come accadeva a tutti gli ebrei di Milano, eppure l’antiebraismo probabilmente covava sotto la cenere, le leggi razziali consentirono poi a quel sentimento di prendere piede. Alla domanda in merito da dove nascesse quel pregiudizio antiebraico, Colombo risponde che l’odio verso gli ebrei era celebrato anche nelle chiese cattoliche, specie nei riti pasquali, in memoria della morte di Cristo per mano ebraica.

    Egli ricorda anche che per fare una guerra, vedi la Germania del tempo, bisogna costruire un nemico, anche per dare a se stessi tutti i meriti, con la propaganda, che celebra le negatività dell’altro; la verità era che gli ebrei erano più bravi di altri, specie in economia, è la stessa propaganda di oggi contro gli immigrati. Liliana Segre ha scelto la libertà di scendere in campo per raccontare le verità tragiche che erano ignorate, donna di coraggio che ha infranto ogni indifferenza anche sostenuta dalla nostra Costituzione, amata da entrambi gli autori e regola di convivenza che, se rispettata, consentirebbe di vivere meglio.

    Dopo aver ribadito l’importanza delle regole in ogni ambito della nostra vita, egli ricorda che esse sono informazione, come la libertà è una scelta regolata dalle stesse norme e, in merito, cita gli articoli 1 e 3 della nostra Costituzione, fondamento di ogni democrazia.

    Lezione di civiltà e amore del prossimo nelle parole di Colombo, insegnamento di convivenza e rifiuto di ogni sopraffazione, esaltazione del dettato costituzionale e del suo messaggio di giustizia e libertà, momento di crescita collettiva e democratica di cui gli siamo grati.

    Fonte:https://www.beneventonews24.it/2023/03/28/gherardo-colombo-e-il-suo-libro-con-liliana-segre-percorso-di-liberta-e-giustizia/

  • “Contro la libertà egoista  “. Ospite del festival Filosofico il Prof. Telmo Pievani

    “Contro la libertà egoista  “. Ospite del festival Filosofico il Prof. Telmo Pievani

    Venerdi 24 Marzo 2023, alle ore 15,00, si terrà on line l’ottavo appuntamento del 9° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da  Sophia”.

    La lectio Magistralis sarà affidata al Prof. Telmo Pievani che relazionerà sul tema: “Contro la libertà egoista  “

     Se il nostro corpo improvvisamente e inaspettatamente diventa una possibile arma biologica che può minare la salute di chi ci sta vicino, possiamo ancora pensare di essere liberi di muoverci e di comportarci come vogliamo? Naturalmente no. Se infettando il mio prossimo io lo obbligo, per esempio, a due settimane di quarantena, sto esercitando la mia libertà a scapito della libertà altrui, il che va contro un principio etico corroborato, e cioè che la libertà di ciascuno trova un limite nel rispetto della libertà altrui. Tale principio si basa anche su un argomento di reciprocità: se io non rispetto le libertà degli altri, gli altri saranno autorizzati a non rispettare la mia. In altre parole, la libertà senza responsabilità sociale non è libertà, ma arbitrio.

    Telmo Pievani è professore di Filosofia delle scienze biologiche presso l’Università di Padova. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche nei campi della biologia evoluzionistica, dell’evoluzione umana, della filosofia della biologia e della filosofia della scienza. Collabora con “Il Corriere della Sera”, “Le Scienze” e “Micromega”. Tra i suoi libri: La vita inaspettataIl fascino di un’evoluzione che non ci aveva previsto (Milano 2011); La fine del mondo (Torino 2012); Homo sapiens. Il cammino dell’umanità (Novara 2013);  Anatomia di una rivoluzione. La logica della scoperta scientifica di Darwin (Milano 2013); Evoluti e abbandonati (Torino 2014); Come saremo (con L. De Biase, Torino 2016); Libertà di migrare. Perché ci spostiamo da sempre ed è bene così (con V. Calzolaio, Torino 2016); Homo Sapiens e altre catastrofi. Per un’archeologia della globalizzazione (Milano 2018); Imperfezione. Una storia naturale (Milano 2019); E avvertirono il cielo. La nascita della cultura (con C. Sini, Milano 2020).

    Introduce: prof.ssa Carmela D’Aronzo

                         Presidente Associazione culturale filosofica “ Stregati da Sophia

     Coordina:  Prof. Filippo de Rossi

    Docente di Fisica Tecnica Ambientale

    Università Federico II –Napoli, già Rettore dell’Università degli studi del Sannio .

    L’incontro sarà ONLINE

    Fonte:https://www.tvsette.net/contro-la-liberta-egoista-ospite-del-festival-filosofico-il-prof-telmo-pievani/

  • Ottavo appuntamento del IX Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”

    Ottavo appuntamento del IX Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”

    La lectio magistralis sara’ affidata a Telmo Pievani che relazionera’ sul tema: “Contro la liberta’ egoista”

    Venerdì prossimo, 24 marzo, alle 15,00, si terrà on-line l’ottavo appuntamento del IX Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”.
    La lectio magistralis sarà affidata a Telmo Pievani che relazionerà sul tema: “Contro la libertà egoista”.
    Ad introdurre sarà Carmela D’Aronzo, presidente Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”, mentre a coordinare i lavori sarà Filippo de Rossi, docente di Fisica Tecnica Ambientale all’Università Federico II di Napoli, già rettore dell’Università degli Studi del Sannio.
    “Se il nostro corpo improvvisamente e inaspettatamente – si legge nella nota inviata alla Stampa – diventa una possibile arma biologica che può minare la salute di chi ci sta vicino, possiamo ancora pensare di essere liberi di muoverci e di comportarci come vogliamo? Naturalmente no.
    Se infettando il mio prossimo io lo obbligo, per esempio, a due settimane di quarantena, sto esercitando la mia libertà a scapito della libertà altrui, il che va contro un principio etico corroborato, e cioè che la libertà di ciascuno trova un limite nel rispetto della libertà altrui. Tale principio si basa anche su un argomento di reciprocità: se io non rispetto le libertà degli altri, gli altri saranno autorizzati a non rispettare la mia. In altre parole, la libertà senza responsabilità sociale non è libertà, ma arbitrio”.
    Telmo Pievani è professore di Filosofia delle scienze biologiche all’Università di Padova.
    E’ autore di diverse pubblicazioni scientifiche nei campi della biologia evoluzionistica, dell’evoluzione umana, della filosofia della biologia e della filosofia della scienza.
    Collabora con “Il Corriere della Sera”, “Le Scienze” e “Micromega”.
    Tra i suoi libri: “La vita inaspettata. Il fascino di un’evoluzione che non ci aveva previsto” (Milano 2011); “La fine del mondo” (Torino 2012); “Homo sapiens. Il cammino dell’umanità” (Novara 2013); “Anatomia di una rivoluzione. La logica della scoperta scientifica di Darwin” (Milano 2013); “Evoluti e abbandonati” (Torino 2014); “Come saremo” (con De Biase, Torino 2016); “Libertà di migrare. Perché ci spostiamo da sempre ed è bene così” (con Calzolaio, Torino 2016); “Homo Sapiens e altre catastrofi. Per un’archeologia della globalizzazione” (Milano 2018); “Imperfezione. Una storia naturale” (Milano 2019); “E avvertirono il cielo. La nascita della cultura” (con Sini, Milano 2020).

    Fonte:http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato2.php?Id=155835

  • Lectio di Salvatore Natoli e Paolo Amodio

    Lectio di Salvatore Natoli e Paolo Amodio

    Lunedì 11 Aprile presso l’Auditorium Sant’Agostino ore 15,00
    Tredicesimo e ultimo appuntamento dell’ottavo Festival filosofico del Sannio

    Le lectio sono affidate al prof. Salvatore Natoli e al prof. Paolo Amodio

    Il prof. Salvatore Natoli affronterà il tema: Oltre l’antropocene: un nuovo modo di abitare il mondo

    Che l’antropocence sia da considerare un periodo geologico è oggetto di discussione, ma pare ormai un’idea consolidata. Ma se, oggi, si parla di fine dell’antropocene è da sapere quando ha avuto inizio. Ad ogni modo, esso coincide con quel periodo della storia della terra in cui il Sapiens ha preso, mano a mano, dominio su di essa. Si è trattato di una progressiva occupazione degli spazi e di interventi – tramite il perfezionamento delle tecniche – sempre più intensivi sulla natura e tali, alla lunga, di alterarne gli equilibri. Per lungo tempo ciò ha giocato vantaggio della specie, ma in tempi più recenti hanno cominciato a svilupparsi controfinalità tali da mettere a rischio il dimorare stesso dell’uomo sulla terra. La natura ha, dunque, cominciato a dare il suo alt e questo ci costringe a contenerci entro limiti compatibili con i suoi equilibri. A fronte di questo, l’uomo è stato anche oltrepassato dai suoi prodotti, anzi ne dipende: l’artificiale è divenuto la sua condizione di vita, il suo ambiente. Fine dell’antropocene vuol dire, dunque, che l’uomo ha perso il centro ed è stato ridimensionato su un doppio fronte: deve perciò, ridefinire il suo posto sulla terra. Tuttavia più che dire “fine” e più giusto dire “oltre l’antropocene” perché ne siamo – nonostante tutto – eredi e perché, emendato da deviazioni ed errori, non cessiamo a tutt’oggi di godere dei suoi guadagni.

    Salvatore Natoli è stato a lungo professore di Filosofia teoretica presso l’Università di Milano-Bicocca. Attento alla ricostruzione delle linee fondamentali del progetto moderno, ha rivolto la sua attenzione al senso del divino nell’epoca della tecnica e alla possibilità di un’etica che sappia confrontarsi con il rapporto tra felicità e virtù e con gli aspetti della corporeità e del sacro, sottovalutati dal razionalismo classico. Tra i suoi libri:  Eros e philia (Milano 2011); L’educazione alla felicità (Reggio Emilia 2012); Le verità del corpo (Milano 2012); Perseveranza (Bologna 2014); Il linguaggio della verità. Logica ermeneutica (Brescia 2014); Le inquietudini della fede (Venezia 2014); Antropologia politica degli italiani (Brescia 2014); I nodi della vita (Brescia 2015); Il rischio di fidarsi (Bologna 2016); Scene della verità (Brescia 2018); L’animo degli offesi e il contagio del male (Milano 2018); Il fine della politica. Dalla «teologia del regno» al «governo della contingenza» (Torino 2019); Uomo tragico, uomo biblico. Alle origini dell’antropologia occidentale (Brescia 2019); L’uomo dei dolori (Bologna 2020); Sperare oggi (con F. Mosconi, Bologna 2021).

    Il prof. Paolo Amodio relazionerà sul tema: “Antropocentrismo e postantropocentrismo: umano, troppo extraumano?”

    Si intende illustrare l’espressione “Antropocene” come concetto che rimanda da un lato a un’insufficienza dell’uomo come lo conosciamo dinanzi alla crisi del moderno (e, forse, non solo) e dall’altro a una sua lussureggiante sovrabbondanza – a un eccesso di intervento, inteso nel senso dell’espropriazione e della distruzione della natura, della Terra e dell’Altro. Il dibattito sull’ Antropocene rappresenta l’emergere di una problematizzazione che mette in discussione l’intero sistema della modernità, da intendersi come combinazione di razionalità riflessiva e modo di produzione capitalistico. Occorre analizzare le contraddizioni che emergono dalla “scoperta” dell’Antropocene: quella tra antropocentrismo e postantropocentrismo, e quella tra origine ed esito della modernità; andare all’origine materiale del problema e comprendere le implicazioni dell’ecologia mondiale capitalista e moderna”.

    Paolo Amodio è professore ordinario di Filosofia Morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II di Napoli – Dipartimento di Filosofia “A. Aliotta”, dove peraltro ricopre anche l’insegnamento di Etica e Religione. La sua più che ventennale attività di ricerca, come testimoniano i suoi numerosi lavori, si è concentrata su diversi filoni: il pensiero filosofico ed etico-politico nella Napoli del Settecento nei suoi rapporti con il mondo intellettuale europeo; la storia del libertinismo, esplorata fondamentalmente nelle sue implicazioni antropologico-filosofiche; le conseguenze etico-politiche determinate dall’evento Auschwitz sulla filosofia del secondo Novecento; il nuovo pensiero ebraico nei suoi rapporti con la tradizione e le nuove prospettive etico-filosofiche; l’antropologia filosofica tra etica, scienza e filosofia; la bioetica, come questione epistemologica.

    Ha fondato e dirige la rivista «S&F_scienzaefilosofia.it» Dirige le Collane “Cultura filosofica e Scienze Umane”, “Perimetri. Collana di strumenti per le scienze umane e sociali”. Ricopre molte incarichi all’interno di organizzazioni culturali , infatti, è membro: del Comitato di redazione della rivista «Logos»; del Consiglio Direttivo della rivista «Archivio di storia della cultura»; del Comitato Scientifico della collana “Postumani”, Editore Mimesis, Milano;del Comitato Scientifico della collana “Filosofia/Scienza”, Editore Mimesis, Milano; del C.I.R.B. (Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica – Università degli Studi di Napoli Federico II, Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sez. S. Tommaso, Seconda Università degli Studi di Napoli; del C.E.S.A. (Comitato etico-scientifico per la sperimentazione animale) dell’ Università degli Studi di Napoli Federico II. Nel 2006 ha ottenuto la menzione speciale della Giuria del Premio Internazionale “Salvatore Valitutti” per il volume: Luoghi del bonheur. Elementi per un’antropologia tra libertinismi e mondo dei lumi, Napoli, Giannini Editore, 2005. Autore di oltre 60 pubblicazioni tra monografie e saggi.

     Introduceprof.ssa Carmela D’Aronzo – Presidente Associazione culturale filosofica “ Stregati da Sophia”

    Coordina: prof.ssa Giovanna Ruggiero – Docente di storia e filosofia I.I.S.” E.Fermi” di Montesarchio

    Filosofia e Musica: con la collaborazione del Conservatorio di Musica “ Nicola Sala “ di Benevento

    Fonte:https://www.ntr24.tv/events/lectio-di-salvatore-natoli-e-paolo-amodio/var/ri-0.l-L2/

  • “Stregati da  Sophia”, c’è il settimo appuntamento: lectio di Natoli e Amodio

    “Stregati da  Sophia”, c’è il settimo appuntamento: lectio di Natoli e Amodio

    Mercoledi  22 Marzo 2023, alle ore 15,00 si terrà presso l’Auditorium S.Agostino,il settimo appuntamento del 9° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da  Sophia”.

    La lectio Magistralis saranno affidate:  al prof. Salvatore Natoli e al prof. Paolo Amodio 

    Il prof. Salvatore Natoli svilupperà il tema “ Libertà e legge “.

    Si dice: nati liberi. Lo si dà per scontato, ma lo siamo davvero? E se sì, in che risiede la libertà? In via preliminare, si può dire che risiede nell’assenza di condizionamenti e insieme nella capacità di scelta, di presa di decisioni. Ma un agire incondizionato è davvero possibile o, se pur liberi, lo siamo sempre sotto condizione? Di certo non siamo onnipotenti, bensì potenze finite e tra i diversi condizionamiti – biologici, comunitari, sociali – a porre limiti vi sono proprio le leggi.

    Salvatore Natoli è stato a lungo professore di Filosofia teoretica presso l’Università di Milano-Bicocca. Attento alla ricostruzione delle linee fondamentali del progetto moderno, ha rivolto la sua attenzione al senso del divino nell’epoca della tecnica e alla possibilità di un’etica che sappia confrontarsi con il rapporto tra felicità e virtù e con gli aspetti della corporeità e del sacro, sottovalutati dal razionalismo classico. Ha indagato l’esperienza del dolore, dedicando studi anche alla teoria dell’azione e alle forme del fare. Tra le sue opere recenti: L’edificazione di sé. Istruzioni sulla vita interiore (Roma-Bari 2010); I comandamenti. Non ti farai né idolo né immagine (con P. Sequeri, Bologna 2011); Le verità del corpo (Milano 2012); Le inquietudini della fede (Venezia 2014); I nodi della vita (Brescia 2015); Il rischio di fidarsi (Bologna 2016); Scene della verità (Brescia 2018); L’animo degli offesi e il contagio del male (Milano 2018); Il fine della politica. Dalla «teologia del regno» al «governo della contingenza» (Torino 2019); Uomo tragico, uomo biblico. Alle origini dell’antropologia occidentale (Brescia 2019); L’uomo dei dolori (Bologna 2020)

    Il prof. Paolo Amodio tratterà il tema “ Libertà muta “.

     Una volta, Hannah Arendt, ha scritto che è davvero difficile realizzare che vi è un ambito in cui dobbiamo essere veramente liberi, cioè né spinti da noi stessi né dipendenti da un materiale dato. La libertà esiste soltanto nel peculiare infra della politica. Da questa libertà ci rifugiamo nella «necessità» della storia. Una orribile assurdità. La Modernità pone drammaticamente il dubbio se politica e libertà siano compatibili, se la libertà non cominci proprio dove termina la politica, per cui per l’appunto la libertà non esiste più laddove al politico non è posto alcun termine o confine. Forse, rispetto all’antichità dove politica e libertà erano identiche, le cose sono cambiate al punto che nelle circostanze attuali bisogna scinderle completamente l’una dall’altra.

    La libertà politica, che è l’unica modalità nella quale la libertà può acquistare un significato, resta imbrigliata nelle maglie di una filosofia che elude la dimensione pubblica e plurale e disegna una libertà categorialmente astratta dal mondo e dall’uomo. La libertà autentica, nel Moderno e nel Contemporaneo appare dunque silente, muta.

    Paolo Amodio è professore ordinario di Filosofia Morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II di Napoli – Dipartimento di Filosofia “A. Aliotta”, dove peraltro ricopre anche l’insegnamento di Etica e Religione. La sua più che ventennale attività di ricerca, come testimoniano i suoi numerosi lavori, si è concentrata su diversi filoni: il pensiero filosofico ed etico-politico nella Napoli del Settecento nei suoi rapporti con il mondo intellettuale europeo; la storia del libertinismo, esplorata fondamentalmente nelle sue implicazioni antropologico-filosofiche; le conseguenze etico-politiche determinate dall’evento Auschwitz sulla filosofia del secondo Novecento; il nuovo pensiero ebraico nei suoi rapporti con la tradizione e le nuove prospettive etico-filosofiche; l’antropologia filosofica tra etica, scienza e filosofia; la bioetica, come questione epistemologica.

    Ha fondato e dirige la rivista «S&F_scienzaefilosofia.it» Dirige le Collane “Cultura filosofica e Scienze Umane”, “Perimetri. Collana di strumenti per le scienze umane e sociali”.

     Ricopre molte incarichi all’interno di organizzazioni culturali , infatti, è  membro:

    del Comitato di redazione della rivista «Logos»; del Consiglio Direttivo della rivista «Archivio di storia della cultura»; del Comitato Scientifico della collana “Postumani”, Editore Mimesis, Milano;del Comitato Scientifico della collana “Filosofia/Scienza”, Editore Mimesis, Milano; del C.I.R.B. (Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica – Università degli Studi di Napoli Federico II, Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sez. S. Tommaso, Seconda Università degli Studi di Napoli; del C.E.S.A. (Comitato etico-scientifico per la sperimentazione animale) dell’ Università degli Studi di Napoli Federico II

    Nel 2006 ha ottenuto la menzione speciale della Giuria del Premio Internazionale “Salvatore Valitutti” per il volume: Luoghi del bonheur. Elementi per un’antropologia tra libertinismi e mondo dei lumi, Napoli, Giannini Editore, 2005

    Autore di oltre 60 pubblicazioni tra monografie e saggi.

    Introduce: Prof.ssa Carmela D’Aronzo

     Presidente Associazione culturale filosofica “ Stregati da Sophia”

    Coordina:  Prof.ssa Giovanna Ruggiero _

     Già docente di Storia e Filosofia del Liceo “ E.Fermi di Montesarchio”

    Filosofia e Musica  a cura degli studenti  del Conservatorio di Musica “Nicola Sala” di Benevento

    Fonte:https://www.anteprima24.it/benevento/stregati-da-sophia-settimo-appuntamento-natoli-amodio/

  • Il ricordo di Peppino Impastato, ecologista come Greta ThunbergIl fratello Giovanni: “Era contro la mafia, il razzismo e il fascismo”

    Il ricordo di Peppino Impastato, ecologista come Greta Thunberg
    Il fratello Giovanni: “Era contro la mafia, il razzismo e il fascismo”

    “Quando Peppino ed io abbiamo visto il buco della bomba con la quale fu ucciso nostro zio Cesare Manzella, capoclan della zona, mio fratello esclamò: Se questa è mafia, io per tutta la vita mi batterò contro. La stessa modalità assassina fu usata con lui il 9 maggio del 1978, per farlo passare per terrorista. Peppino avrebbe oggi 75 anni. Non era solo un rivoluzionario, ma anche un politico impegnato ed un poeta. Fondò una radio ed un giornale. Fu protagonista di battaglie ecologiste come oggi fa Greta Thunberg”.

    La storia di Peppino Impastato è stata ripercorsa dal fratello Giovanni nell’ambito del Festival Filosofico del Sannio, dedicato alla libertà. Ad ascoltare le sue parole migliaia di studenti delle scuole superiori, nel Cinema Teatro Cinema San Marco di Benevento ed in collegamento. Le motivazioni del suo impegno antimafia, i suoi ideali, le sue passioni, sono raccolti nel libro “Mio fratello -Tutta una vita con Peppino”, che tratteggia anche l’evoluzione della mafia da agricola ad urbana negli anni settanta.

    “Quando l’hanno ucciso –racconta Giovanni- non ci siamo persi d’animo. Ci siamo rimboccati le maniche, con mia madre Felicia ed i suoi compagni. Il primo obiettivo era quello di rendere omaggio alla sua memoria. A quel tempo io condividevo le sue idee, ma non il suo impegno. La sua scelta ribelle provocò una rottura in famiglia, perché nostro padre era un mafioso. Poi ho capito che aveva ragione. Dobbiamo continuare a ricordarlo, al di là del film “Cento passi”, che lo ha reso famoso come un Che Guevara”.

    All’incontro, moderato da Carmela D’Aronzo, presidente dell’associazione “Stregati da Sophia”, promotrice del festival, ha partecipato anche Simmaco Perillo della Cooperativa sociale “Al di là dei sogni” e del Consorzio “Nuova Cooperazione Organizzata”. “Nelle Terre di Don Peppe Diana -ha detto Perillo- abbiamo creato opportunità di lavoro, utilizzando un bene confiscato alla criminalità. Se le fiction televisive mitizzano il fenomeno camorrista non sono educative. Tutto dipende dall’impostazione narrativa”.

    Gli studenti hanno interloquito con tante domande sull’argomento. Cosa bisogna fare per sconfiggere la delinquenza organizzata? Quale eredità lascia Peppino Impastato? “La mafia -osserva Giovanni- riesce ad entrare nella nostra economia perché non è Antistato, ma è dentro lo Stato. Come dimostra la sua presenza nelle grandi opere pubbliche e nel sistema degli appalti. Questo non può avvenire senza buoni rapporti con la politica. Chi ha scoperto il gioco è stato ucciso, come Falcone, Borsellino e il generale Dalla Chiesa”.

    L’assassinio di Peppino avvenne lo stesso giorno in cui uccisero Aldo Moro e per questo passò in secondo piano. Il suo sacrificio parla ancora ai giovani. “Mio fratello -fa notare Giovanni- era contro il razzismo e il fascismo. Difendeva le istituzioni. Qualcuno vorrebbe giustificare alcuni fascistelli che hanno aggredito gli studenti davanti ad una scuola di Firenze. Va ribadito invece che la scuola  è antifascista e per la Costituzione. Peppino ammirava i cittadini onesti, ma anche interessati alla politica”.

    L’attivista svedese Greta sta facendo le stesse cose di Peppino, andando a protestare sotto il Palazzo del Potere. “Mio fratello diceva -conclude Giovanni-  che bisogna insegnare alla gente cos’è il paesaggio prima che venga distrutto, il concetto di bellezza. Ricordo che andava nelle periferie, scattava fotografie per denunciare lo scempio del territorio, le speculazioni edilizie. Ragazzi, dobbiamo controllare il nostro ambiente, farlo conoscere, impedire che venga rovinato. Anche questo è il messaggio di Peppino”.

  • Dacia Maraini al Festival Filosofico del Sannio parla di donne e libertà

    Dacia Maraini al Festival Filosofico del Sannio parla di donne e libertà

    Il terzo appuntamento della nona edizione del Festival Filosofico del Sannio a cura dell’associazione Stregati da Sophia, cade in una data speciale come l’otto marzo, e per questa giornata non poteva esserci testimone più indicato se non Dacia Maraini, una scrittrice unica che ha vestito le pagine dei suoi libri di poesia e verità raccontando il nostro tempo e le donne nel lungo e difficile cammino di emancipazione.

    La scrittrice da sempre vicina al mondo femminile, ha tenuto una Lectio Magistralis sul tema “Donne e libertà: una rivoluzione ancora incompiuta”
    “Da noi le donne fortunatamente oggi hanno tanti diritti ma non sono piovuti dal cielo, ci sono volute tante lotte. Il problema è che quando emergono dei diritti si mettono in discussione altri privilegi e molti non sono d’accordo. Alcuni uomini capiscono e si adeguano, alcuni invece non capiscono– ha affermato la Maraini durante l’intervista- Il femminicidio è questo: è semplicemente chi non vuole accettare l’autonomia e l’indipendenza delle donne. Il percorso è ancora lungo, perché viviamo ancora in una cultura e in un regime patriarcale” Ha sottolineato la scrittrice che ha parlato anche della difficile condizione sociale delle donne iraniane.
    “Il fatto di sapere che in Iran ci sono donne che si battono a costo della vita, semplicemente per raggiungere i diritti essenziali, è un tema che ci riguarda molto. Non possiamo far finta di nulla”.
    Ad ascoltare la Maraini un Teatro San Marco gremito di ragazze e ragazzi, che dopo le parole della scrittrice, torneranno a casa con uno sguardo differente ed un animo aperto al senso critico su ciò che ancora non funziona per essere davvero tutti uguali e liberi.

    Fonte: https://www.labtv.net/cultura/2023/03/08/dacia-maraini-al-festival-filosofico-del-sannio-parla-di-donne-e-liberta/