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  • Lectio di Salvatore Natoli e Paolo Amodio

    Lectio di Salvatore Natoli e Paolo Amodio

    Lunedì 11 Aprile presso l’Auditorium Sant’Agostino ore 15,00
    Tredicesimo e ultimo appuntamento dell’ottavo Festival filosofico del Sannio

    Le lectio sono affidate al prof. Salvatore Natoli e al prof. Paolo Amodio

    Il prof. Salvatore Natoli affronterà il tema: Oltre l’antropocene: un nuovo modo di abitare il mondo

    Che l’antropocence sia da considerare un periodo geologico è oggetto di discussione, ma pare ormai un’idea consolidata. Ma se, oggi, si parla di fine dell’antropocene è da sapere quando ha avuto inizio. Ad ogni modo, esso coincide con quel periodo della storia della terra in cui il Sapiens ha preso, mano a mano, dominio su di essa. Si è trattato di una progressiva occupazione degli spazi e di interventi – tramite il perfezionamento delle tecniche – sempre più intensivi sulla natura e tali, alla lunga, di alterarne gli equilibri. Per lungo tempo ciò ha giocato vantaggio della specie, ma in tempi più recenti hanno cominciato a svilupparsi controfinalità tali da mettere a rischio il dimorare stesso dell’uomo sulla terra. La natura ha, dunque, cominciato a dare il suo alt e questo ci costringe a contenerci entro limiti compatibili con i suoi equilibri. A fronte di questo, l’uomo è stato anche oltrepassato dai suoi prodotti, anzi ne dipende: l’artificiale è divenuto la sua condizione di vita, il suo ambiente. Fine dell’antropocene vuol dire, dunque, che l’uomo ha perso il centro ed è stato ridimensionato su un doppio fronte: deve perciò, ridefinire il suo posto sulla terra. Tuttavia più che dire “fine” e più giusto dire “oltre l’antropocene” perché ne siamo – nonostante tutto – eredi e perché, emendato da deviazioni ed errori, non cessiamo a tutt’oggi di godere dei suoi guadagni.

    Salvatore Natoli è stato a lungo professore di Filosofia teoretica presso l’Università di Milano-Bicocca. Attento alla ricostruzione delle linee fondamentali del progetto moderno, ha rivolto la sua attenzione al senso del divino nell’epoca della tecnica e alla possibilità di un’etica che sappia confrontarsi con il rapporto tra felicità e virtù e con gli aspetti della corporeità e del sacro, sottovalutati dal razionalismo classico. Tra i suoi libri:  Eros e philia (Milano 2011); L’educazione alla felicità (Reggio Emilia 2012); Le verità del corpo (Milano 2012); Perseveranza (Bologna 2014); Il linguaggio della verità. Logica ermeneutica (Brescia 2014); Le inquietudini della fede (Venezia 2014); Antropologia politica degli italiani (Brescia 2014); I nodi della vita (Brescia 2015); Il rischio di fidarsi (Bologna 2016); Scene della verità (Brescia 2018); L’animo degli offesi e il contagio del male (Milano 2018); Il fine della politica. Dalla «teologia del regno» al «governo della contingenza» (Torino 2019); Uomo tragico, uomo biblico. Alle origini dell’antropologia occidentale (Brescia 2019); L’uomo dei dolori (Bologna 2020); Sperare oggi (con F. Mosconi, Bologna 2021).

    Il prof. Paolo Amodio relazionerà sul tema: “Antropocentrismo e postantropocentrismo: umano, troppo extraumano?”

    Si intende illustrare l’espressione “Antropocene” come concetto che rimanda da un lato a un’insufficienza dell’uomo come lo conosciamo dinanzi alla crisi del moderno (e, forse, non solo) e dall’altro a una sua lussureggiante sovrabbondanza – a un eccesso di intervento, inteso nel senso dell’espropriazione e della distruzione della natura, della Terra e dell’Altro. Il dibattito sull’ Antropocene rappresenta l’emergere di una problematizzazione che mette in discussione l’intero sistema della modernità, da intendersi come combinazione di razionalità riflessiva e modo di produzione capitalistico. Occorre analizzare le contraddizioni che emergono dalla “scoperta” dell’Antropocene: quella tra antropocentrismo e postantropocentrismo, e quella tra origine ed esito della modernità; andare all’origine materiale del problema e comprendere le implicazioni dell’ecologia mondiale capitalista e moderna”.

    Paolo Amodio è professore ordinario di Filosofia Morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II di Napoli – Dipartimento di Filosofia “A. Aliotta”, dove peraltro ricopre anche l’insegnamento di Etica e Religione. La sua più che ventennale attività di ricerca, come testimoniano i suoi numerosi lavori, si è concentrata su diversi filoni: il pensiero filosofico ed etico-politico nella Napoli del Settecento nei suoi rapporti con il mondo intellettuale europeo; la storia del libertinismo, esplorata fondamentalmente nelle sue implicazioni antropologico-filosofiche; le conseguenze etico-politiche determinate dall’evento Auschwitz sulla filosofia del secondo Novecento; il nuovo pensiero ebraico nei suoi rapporti con la tradizione e le nuove prospettive etico-filosofiche; l’antropologia filosofica tra etica, scienza e filosofia; la bioetica, come questione epistemologica.

    Ha fondato e dirige la rivista «S&F_scienzaefilosofia.it» Dirige le Collane “Cultura filosofica e Scienze Umane”, “Perimetri. Collana di strumenti per le scienze umane e sociali”. Ricopre molte incarichi all’interno di organizzazioni culturali , infatti, è membro: del Comitato di redazione della rivista «Logos»; del Consiglio Direttivo della rivista «Archivio di storia della cultura»; del Comitato Scientifico della collana “Postumani”, Editore Mimesis, Milano;del Comitato Scientifico della collana “Filosofia/Scienza”, Editore Mimesis, Milano; del C.I.R.B. (Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica – Università degli Studi di Napoli Federico II, Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sez. S. Tommaso, Seconda Università degli Studi di Napoli; del C.E.S.A. (Comitato etico-scientifico per la sperimentazione animale) dell’ Università degli Studi di Napoli Federico II. Nel 2006 ha ottenuto la menzione speciale della Giuria del Premio Internazionale “Salvatore Valitutti” per il volume: Luoghi del bonheur. Elementi per un’antropologia tra libertinismi e mondo dei lumi, Napoli, Giannini Editore, 2005. Autore di oltre 60 pubblicazioni tra monografie e saggi.

     Introduceprof.ssa Carmela D’Aronzo – Presidente Associazione culturale filosofica “ Stregati da Sophia”

    Coordina: prof.ssa Giovanna Ruggiero – Docente di storia e filosofia I.I.S.” E.Fermi” di Montesarchio

    Filosofia e Musica: con la collaborazione del Conservatorio di Musica “ Nicola Sala “ di Benevento

    Fonte:https://www.ntr24.tv/events/lectio-di-salvatore-natoli-e-paolo-amodio/var/ri-0.l-L2/

  • “Stregati da  Sophia”, c’è il settimo appuntamento: lectio di Natoli e Amodio

    “Stregati da  Sophia”, c’è il settimo appuntamento: lectio di Natoli e Amodio

    Mercoledi  22 Marzo 2023, alle ore 15,00 si terrà presso l’Auditorium S.Agostino,il settimo appuntamento del 9° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da  Sophia”.

    La lectio Magistralis saranno affidate:  al prof. Salvatore Natoli e al prof. Paolo Amodio 

    Il prof. Salvatore Natoli svilupperà il tema “ Libertà e legge “.

    Si dice: nati liberi. Lo si dà per scontato, ma lo siamo davvero? E se sì, in che risiede la libertà? In via preliminare, si può dire che risiede nell’assenza di condizionamenti e insieme nella capacità di scelta, di presa di decisioni. Ma un agire incondizionato è davvero possibile o, se pur liberi, lo siamo sempre sotto condizione? Di certo non siamo onnipotenti, bensì potenze finite e tra i diversi condizionamiti – biologici, comunitari, sociali – a porre limiti vi sono proprio le leggi.

    Salvatore Natoli è stato a lungo professore di Filosofia teoretica presso l’Università di Milano-Bicocca. Attento alla ricostruzione delle linee fondamentali del progetto moderno, ha rivolto la sua attenzione al senso del divino nell’epoca della tecnica e alla possibilità di un’etica che sappia confrontarsi con il rapporto tra felicità e virtù e con gli aspetti della corporeità e del sacro, sottovalutati dal razionalismo classico. Ha indagato l’esperienza del dolore, dedicando studi anche alla teoria dell’azione e alle forme del fare. Tra le sue opere recenti: L’edificazione di sé. Istruzioni sulla vita interiore (Roma-Bari 2010); I comandamenti. Non ti farai né idolo né immagine (con P. Sequeri, Bologna 2011); Le verità del corpo (Milano 2012); Le inquietudini della fede (Venezia 2014); I nodi della vita (Brescia 2015); Il rischio di fidarsi (Bologna 2016); Scene della verità (Brescia 2018); L’animo degli offesi e il contagio del male (Milano 2018); Il fine della politica. Dalla «teologia del regno» al «governo della contingenza» (Torino 2019); Uomo tragico, uomo biblico. Alle origini dell’antropologia occidentale (Brescia 2019); L’uomo dei dolori (Bologna 2020)

    Il prof. Paolo Amodio tratterà il tema “ Libertà muta “.

     Una volta, Hannah Arendt, ha scritto che è davvero difficile realizzare che vi è un ambito in cui dobbiamo essere veramente liberi, cioè né spinti da noi stessi né dipendenti da un materiale dato. La libertà esiste soltanto nel peculiare infra della politica. Da questa libertà ci rifugiamo nella «necessità» della storia. Una orribile assurdità. La Modernità pone drammaticamente il dubbio se politica e libertà siano compatibili, se la libertà non cominci proprio dove termina la politica, per cui per l’appunto la libertà non esiste più laddove al politico non è posto alcun termine o confine. Forse, rispetto all’antichità dove politica e libertà erano identiche, le cose sono cambiate al punto che nelle circostanze attuali bisogna scinderle completamente l’una dall’altra.

    La libertà politica, che è l’unica modalità nella quale la libertà può acquistare un significato, resta imbrigliata nelle maglie di una filosofia che elude la dimensione pubblica e plurale e disegna una libertà categorialmente astratta dal mondo e dall’uomo. La libertà autentica, nel Moderno e nel Contemporaneo appare dunque silente, muta.

    Paolo Amodio è professore ordinario di Filosofia Morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II di Napoli – Dipartimento di Filosofia “A. Aliotta”, dove peraltro ricopre anche l’insegnamento di Etica e Religione. La sua più che ventennale attività di ricerca, come testimoniano i suoi numerosi lavori, si è concentrata su diversi filoni: il pensiero filosofico ed etico-politico nella Napoli del Settecento nei suoi rapporti con il mondo intellettuale europeo; la storia del libertinismo, esplorata fondamentalmente nelle sue implicazioni antropologico-filosofiche; le conseguenze etico-politiche determinate dall’evento Auschwitz sulla filosofia del secondo Novecento; il nuovo pensiero ebraico nei suoi rapporti con la tradizione e le nuove prospettive etico-filosofiche; l’antropologia filosofica tra etica, scienza e filosofia; la bioetica, come questione epistemologica.

    Ha fondato e dirige la rivista «S&F_scienzaefilosofia.it» Dirige le Collane “Cultura filosofica e Scienze Umane”, “Perimetri. Collana di strumenti per le scienze umane e sociali”.

     Ricopre molte incarichi all’interno di organizzazioni culturali , infatti, è  membro:

    del Comitato di redazione della rivista «Logos»; del Consiglio Direttivo della rivista «Archivio di storia della cultura»; del Comitato Scientifico della collana “Postumani”, Editore Mimesis, Milano;del Comitato Scientifico della collana “Filosofia/Scienza”, Editore Mimesis, Milano; del C.I.R.B. (Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica – Università degli Studi di Napoli Federico II, Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sez. S. Tommaso, Seconda Università degli Studi di Napoli; del C.E.S.A. (Comitato etico-scientifico per la sperimentazione animale) dell’ Università degli Studi di Napoli Federico II

    Nel 2006 ha ottenuto la menzione speciale della Giuria del Premio Internazionale “Salvatore Valitutti” per il volume: Luoghi del bonheur. Elementi per un’antropologia tra libertinismi e mondo dei lumi, Napoli, Giannini Editore, 2005

    Autore di oltre 60 pubblicazioni tra monografie e saggi.

    Introduce: Prof.ssa Carmela D’Aronzo

     Presidente Associazione culturale filosofica “ Stregati da Sophia”

    Coordina:  Prof.ssa Giovanna Ruggiero _

     Già docente di Storia e Filosofia del Liceo “ E.Fermi di Montesarchio”

    Filosofia e Musica  a cura degli studenti  del Conservatorio di Musica “Nicola Sala” di Benevento

    Fonte:https://www.anteprima24.it/benevento/stregati-da-sophia-settimo-appuntamento-natoli-amodio/

  • Legge, egoismo e libertà: «Stregati da Sophia» cala tre assi

    Legge, egoismo e libertà: «Stregati da Sophia» cala tre assi

    Salvatore Natoli e Paolo Amodio illustreranno oggi, per il «Festival filosofico del Sannio », il loro punto di vista sulla libertà. Il tema scelto per la nona edizione della kermesse culturale, promossa ed organizzata
    dall’associazione «Stregati da Sophia» in collaborazione con l’Università del Sannio, sarà oggi al centro delle lectio magistralis nel rapporto tra «Libertà e legge» con Natoli (nella foto) e «Libertà muta» per Amodio.
    Una delle principali affermazioni riferite all’umanità è che l’uomo è nato libero. Ma è davvero così? E in che cosa consiste questa libertà? Partendo da questi interrogativi Salvatore Natoli, docente di filosofia teoretica presso l’università di Milano Bicocca, analizzerà il rapporto tra l’uomo e la legge. È possibile, si
    chiede il filosofo, la libertà dell’uomo in un mondo segnato da norme e leggi? In quanto essere umano immerso in un consesso sociale e civile nel quale è basilare il rispetto della libertà altrui, l’uomo deve saper destreggiarsi tra limiti e condizionamenti.
    Il mondo moderno, oltre a proporre continue tentazioni per soddisfare desideri e sogni, pone l’individuo di fronte ad ostacoli costituiti da convinzioni e «condizionamenti» tipici dell’ambiente nel quale vive.
    Condizionamenti che nascono dalla società, dalla religione, dalla politica, dalla famiglia, dall’ambiente e, soprattutto, dalla legge. La legge, se da una parte regola il dover vivere correttamente nella società ed in tutte le sue strutture – famiglia, scuola, lavoro e così via -, dall’altra impone il rispetto di norme create
    ad hoc per il corretto fluire della società umana. E non è possibile per l’uomo vivere una legge personale,
    nella quale affermare il suo modo di pensare e di agire, soprattutto se l’uomo è portatore
    di una visione del tutto personale di quella che definisce la “sua” società. Ed è in questo momento
    che la domanda di partenza di Natoli «L’uomo è davvero libero? » assume un valore retorico.
    Il pensiero di Natoli troverà un prosieguo nella lectio magistralis che Paolo Amodio terrà sul tema
    «Libertà muta». Partendo dal concetto che la libertà è l’assenza di condizionamenti, Amodio si chiede quale sia l’ostacolo che la politica pone alla libertà. Se nell’antichità politica e libertà venivano a coincidere, oggi non è così perché la libertà inizia laddove non arriva il potere illimitato della politica. Al termine di questa interpretazione la libertà appare schiacciata dal potere senza freni concesso ai politici e,
    quindi la caratteristica della libertà diventa il silenzio: la libertà è muta. Ad introdurre le lectio
    magistralis di oggi (auditorium Sant’Agostino alle 15) Carmela D’Aronzo presidente di «Stregati
    da Sophia», a coordinare gli interventi Giovanna Ruggiero. Nel corso dell’incontro saranno eseguiti
    brani musicali a cura degli studenti del Conservatorio «Sala» di Benevento. Le relazioni dei filosofi Natoli ed Amodio avranno un seguito naturale nella lectio magistralis on line di venerdì 24 marzo di Telmo Pievani docente di filosofia delle scienze biologiche presso l’università di Padova sul tema «Contro la libertà egoista». Uno dei peggiori difetti dell’uomo, si sa, è l’egoismo che indirizza la vita di chi intende
    soddisfare le proprie voglie e le ambizioni a scapito degli altri, riuscendo ad imporsi in virtù di
    una maggiore personalità, subordinando le esigenze degli altri alle proprie. L’incontro con
    Pievani sarà trasmesso sulla piattaforma Cisco Webex «Stregati da Sophia» dalle 15.

    Fonte: Il Mattino del 22 Marzo 2023

  • Festival filosofico, Galli svela il rapporto tra libertà e vita

    Festival filosofico, Galli svela il rapporto tra libertà e vita

    L’appuntamento in programma questo pomeriggio, nell’ambito del Festival filosofico del Sannio, affronta una delle sfaccettature più importanti del concetto di libertà: la libertà è vita, approfondendo il rapporto, ammesso che ci sia, tra la vita e la libertà. Dopo l’affermazione di Galimberti che la libertà è solo
    un’illusione, Carlo Galli ha il compito di chiarire, con la lectio magistralis “Libertà e/è vita” on line (piattaforma Cisco Webex con inizio alle 15) il rapporto tra la libertà e l’esistenza dell’uomo.
    Il fascino del tema scelto per l’edizione 2023 del Festival filosofico, organizzato dall’associazione
    culturale “Stregati da Sophia” in collaborazione con l’Unisannio, che è appunto la libertà,
    vivrà una nuova interpretazione legata sia al passato che al mondo contemporaneo.
    La libertà da chi? La libertà da cosa? Queste le due domande che Galli affronterà in apertura
    della relazione. Ma anche: chi può dirsi veramente libero? E quale è il valore della libertà? «Libertà è il concetto politico e morale più alto, più carico di valore positivo – anticipa Carmela D’Aronzo, presidente di “Stregati da Sophia” – e al tempo stesso il più indeterminato ed elusivo». L’uomo, essere sociale
    per eccellenza, nel vivere sociale deve uniformare la sua libertà a quella degli altri, all’esistenza che si svolge in un consesso pluralistico. E allora come deve essere il rapporto tra la libertà individuale e quella
    consentita dalla legge? E il rapporto con la famiglia? Con la religione? Con il lavoro? La vita, pur concedendo libertà all’individuo, ne segna in ogni momento un limite. E cosa dire poi per i regimi totalitari e di quei territori che vivono sotto dittatura? La lectio che terrà Galli cercherà di dare una risposta a tutti gli interrogativi che, soprattutto i giovani, si pongono nel momento in cui si
    affacciano alla società. E restando in tema di libertà, come si spiega il suo opposto, cioè la
    schiavitù? Sarà importante anche analizzare, trovando una spiegazione, il fenomeno che
    vive chi è disposto a sacrificare la vita per gli ideali di libertà di un popolo nei confronti di chi
    intende imporre la propria visione di uno stato, cancellando i diritti della comunità.
    Carlo Galli, docente di storia delle dottrine politiche presso l’università di Bologna, analizzerà il concetto di libertà nel passato, attraverso gli eventi storici, e nel presente, rifacendosi alle vicende che caratterizzano il nostro tempo. A introdurre la lectio magistralis sarà la stessa D’Aronzo mentre gli
    interventi saranno coordinati dall’assessora alla cultura del Comune di Benevento Antonella
    Tartaglia Polcini.

    Fonte: Il Mattino – 15 Marzo 2023

  • Il ricordo di Peppino Impastato, ecologista come Greta ThunbergIl fratello Giovanni: “Era contro la mafia, il razzismo e il fascismo”

    Il ricordo di Peppino Impastato, ecologista come Greta Thunberg
    Il fratello Giovanni: “Era contro la mafia, il razzismo e il fascismo”

    “Quando Peppino ed io abbiamo visto il buco della bomba con la quale fu ucciso nostro zio Cesare Manzella, capoclan della zona, mio fratello esclamò: Se questa è mafia, io per tutta la vita mi batterò contro. La stessa modalità assassina fu usata con lui il 9 maggio del 1978, per farlo passare per terrorista. Peppino avrebbe oggi 75 anni. Non era solo un rivoluzionario, ma anche un politico impegnato ed un poeta. Fondò una radio ed un giornale. Fu protagonista di battaglie ecologiste come oggi fa Greta Thunberg”.

    La storia di Peppino Impastato è stata ripercorsa dal fratello Giovanni nell’ambito del Festival Filosofico del Sannio, dedicato alla libertà. Ad ascoltare le sue parole migliaia di studenti delle scuole superiori, nel Cinema Teatro Cinema San Marco di Benevento ed in collegamento. Le motivazioni del suo impegno antimafia, i suoi ideali, le sue passioni, sono raccolti nel libro “Mio fratello -Tutta una vita con Peppino”, che tratteggia anche l’evoluzione della mafia da agricola ad urbana negli anni settanta.

    “Quando l’hanno ucciso –racconta Giovanni- non ci siamo persi d’animo. Ci siamo rimboccati le maniche, con mia madre Felicia ed i suoi compagni. Il primo obiettivo era quello di rendere omaggio alla sua memoria. A quel tempo io condividevo le sue idee, ma non il suo impegno. La sua scelta ribelle provocò una rottura in famiglia, perché nostro padre era un mafioso. Poi ho capito che aveva ragione. Dobbiamo continuare a ricordarlo, al di là del film “Cento passi”, che lo ha reso famoso come un Che Guevara”.

    All’incontro, moderato da Carmela D’Aronzo, presidente dell’associazione “Stregati da Sophia”, promotrice del festival, ha partecipato anche Simmaco Perillo della Cooperativa sociale “Al di là dei sogni” e del Consorzio “Nuova Cooperazione Organizzata”. “Nelle Terre di Don Peppe Diana -ha detto Perillo- abbiamo creato opportunità di lavoro, utilizzando un bene confiscato alla criminalità. Se le fiction televisive mitizzano il fenomeno camorrista non sono educative. Tutto dipende dall’impostazione narrativa”.

    Gli studenti hanno interloquito con tante domande sull’argomento. Cosa bisogna fare per sconfiggere la delinquenza organizzata? Quale eredità lascia Peppino Impastato? “La mafia -osserva Giovanni- riesce ad entrare nella nostra economia perché non è Antistato, ma è dentro lo Stato. Come dimostra la sua presenza nelle grandi opere pubbliche e nel sistema degli appalti. Questo non può avvenire senza buoni rapporti con la politica. Chi ha scoperto il gioco è stato ucciso, come Falcone, Borsellino e il generale Dalla Chiesa”.

    L’assassinio di Peppino avvenne lo stesso giorno in cui uccisero Aldo Moro e per questo passò in secondo piano. Il suo sacrificio parla ancora ai giovani. “Mio fratello -fa notare Giovanni- era contro il razzismo e il fascismo. Difendeva le istituzioni. Qualcuno vorrebbe giustificare alcuni fascistelli che hanno aggredito gli studenti davanti ad una scuola di Firenze. Va ribadito invece che la scuola  è antifascista e per la Costituzione. Peppino ammirava i cittadini onesti, ma anche interessati alla politica”.

    L’attivista svedese Greta sta facendo le stesse cose di Peppino, andando a protestare sotto il Palazzo del Potere. “Mio fratello diceva -conclude Giovanni-  che bisogna insegnare alla gente cos’è il paesaggio prima che venga distrutto, il concetto di bellezza. Ricordo che andava nelle periferie, scattava fotografie per denunciare lo scempio del territorio, le speculazioni edilizie. Ragazzi, dobbiamo controllare il nostro ambiente, farlo conoscere, impedire che venga rovinato. Anche questo è il messaggio di Peppino”.

  • Dacia Maraini al Festival Filosofico del Sannio parla di donne e libertà

    Dacia Maraini al Festival Filosofico del Sannio parla di donne e libertà

    Il terzo appuntamento della nona edizione del Festival Filosofico del Sannio a cura dell’associazione Stregati da Sophia, cade in una data speciale come l’otto marzo, e per questa giornata non poteva esserci testimone più indicato se non Dacia Maraini, una scrittrice unica che ha vestito le pagine dei suoi libri di poesia e verità raccontando il nostro tempo e le donne nel lungo e difficile cammino di emancipazione.

    La scrittrice da sempre vicina al mondo femminile, ha tenuto una Lectio Magistralis sul tema “Donne e libertà: una rivoluzione ancora incompiuta”
    “Da noi le donne fortunatamente oggi hanno tanti diritti ma non sono piovuti dal cielo, ci sono volute tante lotte. Il problema è che quando emergono dei diritti si mettono in discussione altri privilegi e molti non sono d’accordo. Alcuni uomini capiscono e si adeguano, alcuni invece non capiscono– ha affermato la Maraini durante l’intervista- Il femminicidio è questo: è semplicemente chi non vuole accettare l’autonomia e l’indipendenza delle donne. Il percorso è ancora lungo, perché viviamo ancora in una cultura e in un regime patriarcale” Ha sottolineato la scrittrice che ha parlato anche della difficile condizione sociale delle donne iraniane.
    “Il fatto di sapere che in Iran ci sono donne che si battono a costo della vita, semplicemente per raggiungere i diritti essenziali, è un tema che ci riguarda molto. Non possiamo far finta di nulla”.
    Ad ascoltare la Maraini un Teatro San Marco gremito di ragazze e ragazzi, che dopo le parole della scrittrice, torneranno a casa con uno sguardo differente ed un animo aperto al senso critico su ciò che ancora non funziona per essere davvero tutti uguali e liberi.

    Fonte: https://www.labtv.net/cultura/2023/03/08/dacia-maraini-al-festival-filosofico-del-sannio-parla-di-donne-e-liberta/

  • Donne e libertà, Maraini: guai a toccare i privilegi di alcuni uomini

    Donne e libertà, Maraini: guai a toccare i privilegi di alcuni uomini

    “Oggi le donne in Italia hanno molti diritti anche legali, ma c’è voluto il ’68, il femminismo… non sono mica venuti dal cielo… c’è stata una battaglia durata tanto tempo”.
    Con due battute Dacia Maraini inquadra una situazione complessa richiamando una storia che non può e non deve essere dimenticata.
    Oggi la scrittrice è stata l’ospite speciale del nono Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia” a Benevento.

    “Donne e libertà: una rivoluzione ancora incompiuta” il tema della lectio magistralis, in programma per gli studenti al Teatro San Marco, nella giornata internazionale dedicata ai diritti delle donne.
    “Sono tutti buoni a rivendicare la libertà (ndr tema dell’appuntamento di questa edizione), ma la libertà, e la conquista di alcuni diritti, mette in discussione e in crisi alcuni privilegi e quando accade, molti uomini non sono d’accordo. Molti non capiscono e spesso è da questo che nasce il femminicidio: non si vuole accettare l’autonomia e l’indipendenza delle donne. Il percorso è ancora lungo perché resiste ancora una cultura patriarcale”.

    Un quadro attuale fatto di grandi progressi ma anche di sacche di resistenza ancora difficili da vincere. Ma basta guardare più lontano e la condizione femminile si fa molto più complessa. “In questo momento, in Italia, simbolicamente ci sono donne che per la prima volta sono arrivate a posti di grande rappresentanza – prosegue Maraini – ma il mondo è diventato piccolo e sapere che in Iran ci sono donne che si stanno battendo a rischio della vita semplicemente per diritti essenziali, credo che ci riguardi molto e non possiamo far finta di niente”.

    E dunque all’appuntamento introdotto dalla professoressa Carmela D’Aronzo, Presidente Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia” i saluti delle rappresentanti istituzionali Antonella Tartaglia Polcini, assessora alla Cultura del Comune di Benevento e Maria Carmela Serluca, assessora all’Istruzione del Comune di Benevento, poi un dialogo fitto in cui la scrittrice, stimolata dalle domande di Aglaia McClintock, docente del diritto romano e dei diritti dell’Antichità dell’Università del Sannio e del giornalista e scrittore Eugenio Murrali ha raccontato al pubblico quella storia che non si può e non si deve dimenticare.
    Una necessaria presa di coscienza di quel difficile percorso delle donne per la conquista dei propri diritti: dalla settecentesca Dichiarazione dei diritti delle donne e della cittadina di Olympe de Gouge alle battaglie del Novecento fino alle ferite aperte che oggi riguardano le donne iraniane.

    Fonte: https://www.ottopagine.it/bn/attualita/319048/donne-e-liberta-maraini-guai-a-toccare-i-privilegi-di-alcuni-uomini.shtml

  • Peppino Impastato e la lotta alla mafia, nel racconto del fratello Giovanni

    Peppino Impastato e la lotta alla mafia, nel racconto del fratello Giovanni

    La testimonianza per il Festival di Filosofia di Benevento


    “La mafia? È cambiata tantissimo. Non è più quella di 45 anni fa, oggi si parla di borghesia mafiosa”. E’ una testimonianza lucida e toccante quella di Giovanni Impastato, il fratello di Peppino assassinato dalla mafia per le sue denunce contro cosa nostra, protagonista al Festival di Filosofia di Benevento. Un ricordo denso e sincero restituito agli studenti, al Teatro San Marco, e tra le pagine del libro “Mio fratello, tutta una vita con Peppino”, recentemente dato alle stampe.

    “Era impegnato nelle battaglie pacifiste, per la difesa del territorio, nella lotta contro le ingiustizie. Quello di Peppino non è solo un messaggio di impegno civile, sociale e di lotta alla mafia – ha spiegato Giovanni – ma un messaggio educativo soprattutto per le giovani generazioni. Una delle cose più importanti è stato operare una grande rottura, storica e culturale non solo nel contesto sociale ma soprattutto all’interno della propria famiglia, una famiglia di origine mafiosa”.

    Ne ricorda le tante passioni e inquadra la sua capacità di infondere “fiducia e speranza” con un linguaggio che definisce “attuale, nuovo e snello”. “E’ forse per questo – riflette – che è così vicino alle giovani generazioni”.
    Racconta l’esperienza della “Casa memoria” a Cinisi, il percorso dei cento passi i luoghi della vita e purtroppo della morte dimostrando il rigore dell’eredità raccolta e la forza di diffondere il messaggio lasciato dal fratello, continuando nel contrasto alle mafie.

    Quindi la testimonianza di Simmaco Perillo Presidente della cooperativa sociale “Al di là dei sogni” e del consorzio NCO-Nuova Cooperazione Organizzata nata per “promuovere la legalità con la creazione di una filiera sostenibile volta a restituire dignità alle persone svantaggiate”. “Facciamo un pacco alla camorra” ne è l’esperienza più nota, un pacco di prodotti del territorio nati dal lavoro di persone svantaggiate e su terre confiscate alla criminalità.

    “Temi sempre attuali nel nostro festival” ha commentato la presidente dell’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”, Carmela D’Aronzo.
    Domani l’appuntamento ospiterà invece la lectio magistralis della scrittrice Dacia Maraini sul tema: “Donne e libertà: una rivoluzione ancora incompiuta”, alle 15 al teatro San Marco.

    Fonte: https://www.ottopagine.it/bn/attualita/318946/peppino-impastato-e-la-lotta-alla-mafia-nel-racconto-del-fratello-giovanni.shtml

  • ‘Un Paese senza memoria non può avere futuro’: Giovanni Impastato ricorda il fratello Peppino a Benevento

    ‘Un Paese senza memoria non può avere futuro’: Giovanni Impastato ricorda il fratello Peppino a Benevento

    La cultura della legalità come scelta di vita e di crescita personale. Il secondo appuntamento del 9° Festival Filosofico del Sannio, la rassegna promossa dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”, è stato dedicato al ricordo e al messaggio di Peppino Impastato, giornalista, conduttore radiofonico e attivista ucciso dalla mafia nel maggio del 1978 a causa del suo impegno contro la criminalità organizzata.

    Al San Marco si è tenuto l’incontro “Tutta una vita con Peppino” con ospiti Giovanni Impastato, fratello di Peppino, e Simmaco Perillo, presidente della cooperativa sociale “ Al di là dei sogni” e del consorzio NCO-Nuova Cooperazione Organizzata.

    Due esponenti della lotta alla criminalità organizzata, impegnati quotidianamente nella diffusione di messaggi dei principi della legalità. Un compito non semplice, ma che può contare sull’esempio e la storia di vita di Peppino Impastato e di tanti che come lui hanno dato la loro vita per combattere la criminalità. “Un Paese senza memoria – ha spiegato Giovanni Impastato – non può avere un futuro”.

    Un incontro che si innesta perfettamente nel tema scelto per questa edizione del festival che è la libertà e che la kermesse sannita affronta da tutti i punti di vista per offrire un orizzonte di conoscenza sempre più vasto ai giovani.

    Fonte: https://www.ntr24.tv/2023/03/07/un-paese-senza-memoria-non-puo-avere-futuro-giovanni-impastato-ricorda-il-fratello-peppino-a-benevento/