Tag: filosofia

  • Michela Marzano affronta il tema: “Il dilemma contemporaneo dell’identita’: Chi sono?”

    Michela Marzano affronta il tema: “Il dilemma contemporaneo dell’identita’: Chi sono?”

    Venerdi prossimo, 4 aprile, alle 15.00, si terrà on-line il nono appuntamento dell’XI Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia” presieduta da Carmela D’Aronzo.
    La relazione sarà affidata a Michela Marzano che affronterà il tema: “Il dilemma contemporaneo dell’identità: Chi sono?”
    I lavori saranno introdotti da Carmela D’Aronzo, presidente dell’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”, e saranno coordinati da Cristina Ciancio, docente di Storia di Diritto Medioevale e Moderna dell’Università degli Studi del Sannio.
    “Nel corso del Novecento – si legge nella nota inviata alla Stampa – si fa pian piano spazio l’idea che l’io non sia né uno né indivisibile, ma frammentato; non sia né libero né indipendente, ma assoggettato.
    Come scrive Freud, introducendo la nozione di inconscio: “Nessuno è padrone a casa sua”.
    Perché nessuno conosce e ha sotto controllo, la totalità dei processi psichici che possono spingerlo a comportarsi in un modo piuttosto che in un altro.
    Uscendo dall’illusione dell’io come pura trasparenza a sé stesso, si precipita nel nuovo paradigma contemporaneo della crisi permanente.
    Conclusione: chi oggi dice io non sa più chi è. E’ sempre più perso, e chiede agli altri di spiegarglielo. Ma quanto spazio occupano le aspettative altrui all’interno del processo che porta alla costituzione identitaria del soggetto?
    Se io mi definisco in base alle tue aspettative, fino che punto riesco a essere altro rispetto a quello che tu pensi che io sia?”
    Michela Marzano è professoressa di Filosofia morale all’Università Paris V – René Descartes, dove ha diretto il Dipartimento di Scienze sociali (Shs – Sorbona).
    Si occupa dello statuto del corpo e della condizione umana nell’epoca contemporanea: dopo aver approfondito in particolare il rapporto tra etica e sessualità, le logiche relazionali sottese ai rapporti affettivi, la questione di genere e le forme del potere biopolitico nelle organizzazioni aziendali, si è da ultimo dedicata alle questioni dell’amore e della memoria.
    E’ editorialista del quotidiano “La Repubblica” e scrive anche su “La Stampa”.
    Tra le sue opere recenti in italiano: “La filosofia del corpo” (Genova 2010); “Etica Oggi. Fecondazione eterologa, “guerra giusta”, nuova morale sessuale e altre questioni contemporanee” (Trento 2011); “Volevo essere una farfalla” (Milano 2011); “L’amore è tutto: è tutto ciò che so dell’amore” (Torino 2013); “Il diritto di essere io” (Roma-Bari 2014); “Non seguire il mondo come va. Rabbia, coraggio, speranza e altre emozioni politiche” (Torino 2015); “Papà, mamma e gender” (Torino 2015); i romanzi: “L’amore che mi resta” (Torino 2017); “Idda” (Torino 2019); “Stirpe e vergogna” (Milano 2021, Premio Mondello).

    FONTE: Gazzetta di Benevento

  • Lectio magistralis con Lidia Palumbo

    Lectio magistralis con Lidia Palumbo

    Martedi 15 Aprile 2025 alle ore 15 si terrà on line l’undicesimo appuntamento dell’11° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”. La lectio è affidata Lidia Palumbo che affronterà il tema: “Sui marciapiedi della vita. Conoscenza e teatro nella Poetica di Aristotele”

    Aristotele dice che tra la conoscenza e il teatro esistono due legami: il primo legame sta nel fatto che sia la conoscenza sia il teatro nascono dalle immagini. Non è possibile apprendere niente senza immagini e non c’è teatro che non sia messa in scena di figure. Il secondo legame è il legame con il piacere: sia la conoscenza sia il teatro sono cose piacevoli. Questi due legami tra la conoscenza e il teatro ne nascondono un terzo: il legame con la vita. Quando andiamo a teatro, infatti, vediamo rappresentazioni che hanno a che vedere con la nostra vita e ciò genera coinvolgimento del pubblico nello spettacolo e dunque conoscenza e dunque piacere. Esiste anche infatti – ed è specificamente legato al piacere estetico della rappresentazione drammatica – il piacere della sofferenza. A teatro ci vengono mostrate sulla scena le stesse cose che appaiono, per così dire, sui marciapiedi della vita, ma c’è una differenza, perché nella quotidianità reale le cose sono – dice Aristotele – “senza spiegazione”, invece sulla scena esse vengono sempre spiegate. Si tratta di una notazione raffinatissima, che mette a confronto vita e scena, e mostra come la scena serve alla conoscenza della vita: ogni gesto, sulla scena, nella tragedia antica, è accompagnato dalla sua spiegazione, la quale consente al pubblico di vedere anche senza vedere, o vedendo da lontano, e impedisce quella visione senza comprensione che invece è sempre in agguato sui marciapiedi della vita.

    Lidia Palumbo è professore ordinario di Storia della filosofia antica presso il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Napoli “Federico II”. È membro della International Plato society (IPS), dalla fondazione. È socio ordinario della Accademia di Lettere e Belle Arti della Società Nazionale di Scienze Lettere e Arti in Napoli. È presidente della sezione napoletana della SFI (Società filosofica italiana); membro del comitato scientifico di “Koinonia”, rivista internazionale della società di Studi Tardoantichi (AIST) e di “Peitho. Examina Antiqua”, journal devoted to investigation of Ancient Greek, Roman and Byzantine Thought.Insieme ad Anna Motta dirige la collana Philosophike Skepsis presso l’editore Loffredo di Napoli.I suoi interessi sono legati soprattutto a Platone e alla tradizione platonica, alla dimensione letteraria e drammatica dei Dialoghi, alla questione della mimesis, della homoiosis, della epimeleia eautou.

    Tra i suoi scritti ricordiamo: -L.Palumbo, Verba manent. Su Platone e il linguaggio, Napoli 2014.-L. Palumbo, Mimesis. Rappresentazione, teatro e mondo nei dialoghi di Platone e nella Poetica di Aristotele, Napoli 2008.-L.Palumbo (2022). Being Worthy of One’s Name. Platonic Tensions Between Language and Reality. JoLMA. The Journal for the Philosophy of Language, Mind and the Arts, 3(1), 51-68. -L. Palumbo, La meravigliosa struttura dell’“altrimenti”. Una lettura del Parmenide di Platone, in “Archivio di Storia della cultura” XXXIII (2020), pp. 7-36.-L. Palumbo, Socrate o dello specchio. Strategie di scrittura nell’Apologia e nell’Alcibiade,in “Plato Journal” (The Journal of the International Plato Society), 2020, pp. 81-95. -L. Palumbo, Kαὶ ἀσχολίας ὑπέρτερον (Pl. Phdr. 227b10). Sulla citazione di Pindaro nel prologo del Fedro di Platone, in «Estetica. Studi e Ricerche» IX/1 (2019), pp. 199-214. -L. Palumbo, Il prologo come chiave d’interpretazione del dialogo intero, in L.Brisson, A.Macé, O.Renaut (eds.), Plato’s Parmenides. Selected Papers of the Twelfth Symposium Platonicum, Baden-Baden, Germany, Academia Verlag 2022, pp- 33-40.

    Introduce: Carmela D’Aronzo
    Presidente Associazione culturale filosofica “ Stregati da Sophia”
    Coordina: Patrizia Pepe
    Docente di storia e filosofia del Liceo “ Guacci” di Benevento

    FONTE: Ntr24

  • Lectio magistralis dei prof. Umberto Curi e Paolo Amodio

    Lectio magistralis dei prof. Umberto Curi e Paolo Amodio

    Mercoledi 2 Aprile 2025 alle ore 15,00, presso l’Auditorium S. Agostino, si terrà l’ottavo appuntamento dell’11° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”. La lectio Magistralis saranno affidate: al prof. Umberto Curi e al prof. Paolo Amodio

    Il prof. Umberto Curi svilupperà il tema “ Conoscenza e sofferenza”

    Uno dei tratti più caratteristici e ricorrenti della cultura greca arcaica e classica è il legame che connette inscindibilmente conoscenza e sofferenza. Già accennato nelle Storie di Erodoto, questo vincolo trova una più ampia e distesa giustificazione nelle tragedie.del V secolo a.C. e poi in alcuni dialoghi di Platone.. Questo tema sarà poi ripreso, a distanza di due millenni e mezzo, negli scritti di Martin Heidegger coevi alla ” svolta” del 1932.

    Umberto Curi è professore emerito di Storia della filosofia presso l’Università di Padova, ha insegnato presso l’Università San Raffaele di Milano. È stato visiting professor presso numerosi atenei europei e americani. Nei suoi studi si è occupato della storia dei mutamenti scientifici per ricostruirne la dinamica epistemologica e filosofica, rivolgendosi a uno studio della tradizione filosofica imperniato sulla relazione tra dolore e conoscenza e sui concetti di logos, amore, guerra, verità, pena, approfondendo anche il rapporto tra cinema e filosofia. Tra le sue opere recenti: Straniero (Milano 2010); L’apparire del bello. Nascita di un’idea (Torino 2013); La porta stretta. Come diventare maggiorenni (Torino 2015); I figli di Ares. Guerra infinita e terrorismo (Roma 2016); Le parole della cura. Medicina e filosofia (Milano 2017); Veritas indaganda (Nocera Inferiore SA 2018); Il colore dell’inferno. La pena tra vendetta e giustizia (Torino 2019); Parola ai film (con B. Ayroldi Sagarriga, Milano 2021); Fedeli al sogno. La sostanza onirica da Omero a Derrida (Torino 2021).

    Il prof. Paolo Amodio relazionerà sul tema: “Conoscenza e violenza. L’imperialismo dell’io”
    Emmanuel Lévinas utilizza l’espressione “imperialismo dell’io” per descrivere il modo in cui il soggetto tende a imporre il proprio punto di vista e a ridurre l’altro (l’alterità) a una proiezione di sé stesso o a un oggetto del proprio pensiero e dominio.Nella filosofia di Lévinas, l’“io” si riferisce al soggetto che cerca di comprendere, categorizzare e totalizzare il mondo che lo circonda. Questo approccio implica un atto di appropriazione che è violenza di una filosofia basata sulla totalità, come quella che si trova nella tradizione occidentale da Platone a Hegel, dove tutto viene ricondotto a un sistema unitario e che espelle – volontariamente – l’Altro e l’Alterita, nella loro unicità, imprigionandoli nell’altro-da-me.

    Paolo Amodio è professore ordinario di Filosofia Morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II di Napoli – Dipartimento di Filosofia “A. Aliotta”, dove peraltro ricopre anche l’insegnamento di Etica e Religione. La sua più che ventennale attività di ricerca, come testimoniano i suoi numerosi lavori, si è concentrata su diversi filoni: il pensiero filosofico ed etico-politico nella Napoli del Settecento nei suoi rapporti con il mondo intellettuale europeo; la storia del libertinismo, esplorata fondamentalmente nelle sue implicazioni antropologico-filosofiche; le conseguenze etico-politiche determinate dall’evento Auschwitz sulla filosofia del secondo Novecento; il nuovo pensiero ebraico nei suoi rapporti con la tradizione e le nuove prospettive etico-filosofiche; l’antropologia filosofica tra etica, scienza e filosofia; la bioetica, come questione epistemologica. Ha fondato e dirige la rivista «S&F_scienzaefilosofia.it» Dirige le Collane “Cultura filosofica e Scienze Umane”, “Perimetri. Collana di strumenti per le scienze umane e sociali”. Ricopre molte incarichi all’interno di organizzazioni culturali , infatti, è membro: del Comitato di redazione della rivista «Logos»; del Consiglio Direttivo della rivista «Archivio di storia della cultura»; del Comitato Scientifico della collana “Postumani”, Editore Mimesis, Milano;del Comitato Scientifico della collana “Filosofia/Scienza”, Editore Mimesis, Milano; del C.I.R.B. (Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica – Università degli Studi di Napoli Federico II, Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sez. S. Tommaso, Seconda Università degli Studi di Napoli; del C.E.S.A. (Comitato etico-scientifico per la sperimentazione animale) dell’ Università degli Studi di Napoli Federico II. Nel 2006 ha ottenuto la menzione speciale della Giuria del Premio Internazionale “Salvatore Valitutti” per il volume: Luoghi del bonheur. Elementi per un’antropologia tra libertinismi e mondo dei lumi, Napoli, Giannini Editore, 2005. Autore di oltre 60 pubblicazioni tra monografie e saggi.
    del Sannio

    Introduce: Carmela D’Aronzo
    Presidente Associazione culturale filosofica
    “Stregati da Sophia”

    Coordina: Francesca Russo
    Docente di Storia e Filosofia I.I. S. AM “de Liguori” Sant’Agata de’ Goti

    FONTE: Ntr24

  • Festival filosofico del Sannio: ci sono Curi e Amodio

    Festival filosofico del Sannio: ci sono Curi e Amodio


    Mercoledi 2 aprile alle ore 15,00, presso l’Auditorium S. Agostino, si terrà  l’ottavo  appuntamento dell’11° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da  Sophia”.
    La lectio Magistralis saranno affidate:  al prof. Umberto Curi  e al prof. Paolo Amodio.
    Il prof. Umberto Curi  svilupperà il tema “ Conoscenza e sofferenza”:
    Uno dei tratti più caratteristici e ricorrenti della cultura greca arcaica e classica è il legame che connette inscindibilmente conoscenza e sofferenza. Già accennato nelle Storie di Erodoto, questo vincolo trova una più ampia e distesa giustificazione nelle tragedie.del V secolo a.C. e poi in alcuni dialoghi di Platone.. Questo tema sarà poi ripreso, a distanza di due millenni e mezzo, negli scritti di Martin Heidegger coevi alla ” svolta” del 1932.
    Umberto Curi è professore emerito di Storia della filosofia presso l’Università di Padova, ha insegnato presso l’Università San Raffaele di Milano. È stato visiting professor presso numerosi atenei europei e americani. Nei suoi studi si è occupato della storia dei mutamenti scientifici per ricostruirne la dinamica epistemologica e filosofica, rivolgendosi a uno studio della tradizione filosofica imperniato sulla relazione tra dolore e conoscenza e sui concetti di logos, amore, guerra, verità, pena, approfondendo anche il rapporto tra cinema e filosofia. Tra le sue opere recenti: Straniero (Milano 2010); L’apparire del bello. Nascita di un’idea (Torino 2013); La porta stretta. Come diventare maggiorenni (Torino 2015); I figli di Ares. Guerra infinita e terrorismo (Roma 2016); Le parole della cura. Medicina e filosofia (Milano 2017); Veritas indaganda (Nocera Inferiore SA 2018); Il colore dell’inferno. La pena tra vendetta e giustizia (Torino 2019); Parola ai film (con B. Ayroldi Sagarriga, Milano 2021); Fedeli al sogno. La sostanza onirica da Omero a Derrida (Torino 2021).
    Il prof. Paolo Amodio relazionerà sul tema: “Conoscenza e violenza. L’imperialismo dell’io”. Emmanuel Lévinas utilizza l’espressione “imperialismo dell’io” per descrivere il modo in cui il soggetto tende a imporre il proprio punto di vista e a ridurre l’altro (l’alterità) a una proiezione di sé stesso o a un oggetto del proprio pensiero e dominio.Nella filosofia di Lévinas, l’“io” si riferisce al soggetto che cerca di comprendere, categorizzare e totalizzare il mondo che lo circonda. Questo approccio implica un atto di appropriazione che è violenza di una filosofia basata sulla totalità, come quella che si trova nella tradizione occidentale da Platone a Hegel, dove tutto viene ricondotto a un sistema unitario e che espelle – volontariamente – l’Altro e l’Alterita, nella loro unicità,  imprigionandoli nell’altro-da-me.

    Paolo Amodio è professore ordinario di Filosofia Morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II di Napoli – Dipartimento di Filosofia “A. Aliotta”, dove peraltro ricopre anche l’insegnamento di Etica e Religione. La sua più che ventennale attività di ricerca, come testimoniano i suoi numerosi lavori, si è concentrata su diversi filoni: il pensiero filosofico ed etico-politico nella Napoli del Settecento nei suoi rapporti con il mondo intellettuale europeo; la storia del libertinismo, esplorata fondamentalmente nelle sue implicazioni antropologico-filosofiche; le conseguenze etico-politiche determinate dall’evento Auschwitz sulla filosofia del secondo Novecento; il nuovo pensiero ebraico nei suoi rapporti con la tradizione e le nuove prospettive etico-filosofiche; l’antropologia filosofica tra etica, scienza e filosofia; la bioetica, come questione epistemologica. 
    Ha fondato e dirige la rivista «S&F_scienzaefilosofia.it» Dirige le Collane “Cultura filosofica e Scienze Umane”, “Perimetri. Collana di strumenti per le scienze umane e sociali”.
     Ricopre molte incarichi all’interno di organizzazioni culturali , infatti, è  membro: 
    del Comitato di redazione della rivista «Logos»; del Consiglio Direttivo della rivista «Archivio di storia della cultura»; del Comitato Scientifico della collana “Postumani”, Editore Mimesis, Milano;del Comitato Scientifico della collana “Filosofia/Scienza”, Editore Mimesis, Milano; del C.I.R.B. (Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica – Università degli Studi di Napoli Federico II, Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sez. S. Tommaso, Seconda Università degli Studi di Napoli; del C.E.S.A. (Comitato etico-scientifico per la sperimentazione animale) dell’ Università degli Studi di Napoli Federico II
    Nel 2006 ha ottenuto la menzione speciale della Giuria del Premio Internazionale “Salvatore Valitutti” per il volume: Luoghi del bonheur. Elementi per un’antropologia tra libertinismi e mondo dei lumi, Napoli, Giannini Editore, 2005
    Autore di oltre 60 pubblicazioni tra monografie e saggi.
    Introduce: Carmela D’Aronzo – Presidente Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”, Coordina:  Francesca Russo Docente di Storia e Filosofia  I.I. S. AM “de Liguori” Sant’Agata de’ Goti.

    FONTE: Ottopagine

  • I ragazzi di “Io Capitano” e il sogno di un mondo più giusto

    I ragazzi di “Io Capitano” e il sogno di un mondo più giusto

    “Il cinema racchiude tante forme d’arte. E’ vergognoso che non sia insegnato nelle scuole. Col cinema si può fare filosofia, storia, musica. La mia formazione è pittorica. Ho cominciato da autodidatta con i cortometraggi. Il mio percorso va avanti da 30 anni. Quando ero giovane c’era la magia dell’andare a cinema. Oggi con le piattaforme è diverso, è visto come una sorta di Fast Food. Il cinema, che abbraccia tanti mestieri, vi dà un’esperienza, un’emozione, una visione più ampia del mondo”.

    Su questo binario si sviluppa il dialogo di Matteo Garrone con gli studenti delle Scuole Superiori del Sannio, nel Teatro Comunale di Benevento, per il sesto appuntamento del Festival Filosofico, promosso dall’Associazione Culturale “Stregati da Sophia”. Il regista romano, vincitore di tanti premi, racconta i retroscena di due suoi film di grande successo, “Pinocchio” e “Io Capitano”, attraverso alcune clip relative al montaggio, alla costruzione delle scene, ai costumi. Un vero e proprio lavoro artigianale.

    Il cuore dell’incontro è la storia di “Io Capitano”, l’ultimo lavoro di Garrone, candidato, tra l’altro, al Premio Oscar. “In questo film -spiega il regista- racconto l’odissea di un ragazzo che cerca di superare le difficoltà per raggiungere i suoi obiettivi e realizzare il suo sogno. Sente una profonda ingiustizia nel vedere che i suoi coetanei vanno in vacanza. Quando vengono nei nostri paesi non sanno cosa c’è dietro le luci. Sono giovani e si sentono invincibili. Negli ultimi dieci anni sono morte per mare 30 mila persone”.

    Il protagonista della vicenda è un ragazzo di 16 anni, di nome Seydou, che si ritrova a guidare una barca con 250 migranti a bordo, con grande coraggio. Riesce a portare tutti in salvo e quando approda in Sicilia, urla: “Ce l’ho fatta, sono io il Capitano!”. “Noi, purtroppo, viviamo -osserva Garrone- in un paese in cui c’è una grande ipocrisia. Questi ragazzi non hanno nulla. Invece di applaudirli come eroi, vengono arrestati come trafficanti di essere umani. Sapendo che quelli veri stanno in Libia”.

    L’argomento è di scottante attualità. Chiama in causa gli interessi economici dell’Europa e dell’Italia. Quale impatto ha avuto il film? “Non pensavamo -fa notare il regista- che le cose sarebbero cambiate, perché sappiamo che la politica conosce bene la situazione e pensa ai propri consensi. Comunque il film ha aiutato tanti a capire, a sensibilizzarsi. L’ho portato anche in Senegal, nei luoghi dove abbiamo girato e dove vivono il sogno legittimo di poter partire per un viaggio spesso illusorio”.

    Con Garrone hanno interloquito Adriano Monti Buzzetti, redattore capo cultura del Tg 2, e gli studenti con tante domande. Mentre Carmela D’Aronzo, presidente di “Stregati da Sophia”, gli ha consegnato una targa ricordo, evidenziando le sue qualità di “regista che fa il suo mestiere con amore e passione”. “Bisogna dare ai ragazzi dell’Africa -conclude Garrone- la possibilità di formarsi nei loro paesi. Gli abitanti di quel continente sono per il 70 per cento giovani. Mentre l’Italia è seconda al mondo per popolazione anziana”.

    FONTE: Lavocesannita

  • Il regista Matteo Garrone a Benevento, tra arte e conoscenza

    Il regista Matteo Garrone a Benevento, tra arte e conoscenza

    Questo pomeriggio, al Festival Filosofico del Sannio a Benevento, il regista Matteo Garrone ha offerto un approfondito intervento sul rapporto tra conoscenza e cinema, con una relazione intitolata “Matteo Garrone racconta il dietro le quinte del suo cinema”. Un’occasione unica per scoprire il processo creativo che anima il suo lavoro, esplorando non solo le scelte stilistiche e narrative, ma anche l’interconnessione tra il sapere filosofico e la visione cinematografica.

    Il pubblico presente ha avuto così l’opportunità di conoscere più da vicino l’universo cinematografico di Garrone. Un incontro che ha certamente arricchito il panorama culturale del Festival Filosofico del Sannio, dimostrando ancora una volta come il cinema possa essere uno strumento potente di conoscenza e di dialogo con il mondo.

    Nell’intervista rilasciata ai microfoni di BeneventoNews24.it, il regista si sofferma anche sulla sua creatura “Io capitano”, film che racconta il viaggio avventuroso di due giovani, Seydou e Moussa, che lasciano Dakar per raggiungere l’Europa. Secondo Garrone il cinema può aiutare i giovani ad accrescere la loro sensibilità e ampliare i propri orizzonti.

    FONTE: Beneventonews24

  • “Prolegomeni ad ogni futura Intelligenza Artificiale” E’ il tema della relazione affidata a Giovanni Landi nel terzo appuntamento dell’XI Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”

    “Prolegomeni ad ogni futura Intelligenza Artificiale” E’ il tema della relazione affidata a Giovanni Landi nel terzo appuntamento dell’XI Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”

    Venerdì prossimo, 14 marzo, alle 15.00, nell’Auditorium Sant’Agostino, si terrà il terzo appuntamento dell’XI Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione Culturale Filosofica “Stregati da Sophia”.
    La relazione sarà affidata a Giovanni Landi che affronterà il tema: “Prolegomeni ad ogni futura Intelligenza Artificiale”.
    I lavori saranno introdotti da Carmela D’Aronzo, presidente dell’Associazione “Stregati da Sophia”.
    Interverranno: Gerardo Canfora, rettore dell’Università degli Studi del Sannio; Massimo Adinolfi, docente di Filosofia Teoretica all’Università degli Studi Federico II di Napoli; Massimiliano Scarpetta, direttore Strategy Kineton, società senza scopo di lucro.
    Coordinerà Piero Marrazzo, direttore del Centro Studi Kineton, società senza scopo di lucro.
    “La problematica che circonda l’Intelligenza Artificiale (Ia) non è quella di saperne utilizzare gli strumenti esistenti o produrne di nuovi.
    Queste sono competenze specialistiche al pari di tante altre, che col tempo si integreranno nel tessuto economico e professionale come le altre, avvocati, giornalisti, ingegneri e così via.
    Il problema filosofico dell’Ia – si legge nella nota inviata alla Stampa – è, abbastanza banalmente, quello di conoscerla per quello che realmente è, nella sua essenza, come definiva Platone qualunque problema filosofico.
    Conoscere l’Ia non significa diventare ingegneri informatici o sviluppatori di software.
    Cosa è l’Ia nella sua essenza allora? Essa si sostanzia in un software, ma non è un software. Essa si nutra di modelli matematici, ma non è riducibile alla matematica”.
    Giovanni Landi, laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Milano, è un manager di esperienza internazionale.
    Ha sempre lavorato in settori ad alto contenuto tecnologico, dall’informatica alle energie rinnovabili.
    Autore di un romanzo di fantascienza, da anni si interessa all’Intelligenza Artificiale sia in campo applicativo che teorico.
    E’ vicepresidente dell’Istituto EuropIA e Head of Portfolio della Finix Technology Solutions.

    FONTE: Gazzetta di Benevento

  • “Bisogna dare esempio di democrazia”: Dacia Maraini al Festival filosofico del Sannio

    “Bisogna dare esempio di democrazia”: Dacia Maraini al Festival filosofico del Sannio

    E’ con le parole di Socrate che la professoressa Carmela D’Aronzo introduce la  prestigiosa ospite intervenuta al Festival Filosofico del Sannio “Esiste un solo bene la  conoscenza ed un solo male, l’ignoranza. Iniziamo parlando di un tema molto importante ed attuale, ovvero la conoscenza delle donne e, non potevamo non  parlarne, con Dacia Maraini che partecipa da oltre 10 anni a questa kermesse  arricchendo il nostro sapere”. 

    Giunta ormai alla sua XI edizione, la rassegna, ideata ed organizzata dall’associazione  ‘Stregati da Sophia’ di cui la D’Aronzo è presidente, è stata inaugurata, lo scorso 10  marzo, dalla lectio magistralis della scrittrice fiorentina che, evocando la struggente  tela di Frida Kahlo impressa nel suo ultimo lavoro ‘Diario degli anni difficili. Con le  donne di ieri, di oggi e di domani’ ha esordito “E’ curioso che, nella cultura cattolica  tutte le Sante siano martiri, come se il corpo ferito fosse l’unico che riesce in qualche  modo a parlare”. 

    Ed invero, nel quadro della pittrice messicana è raffigurata una cerva dal volto di  donna che corre in un bosco trafitta, come San Sebastiano, da tante frecce: una chiara  metafora per la Maraini degli abusi, dei femminicidi e più in generale della condizione  di inferiorità cui le donne, nel corso del tempo, sono state condannate. “E’ la storia che  ci fa diversi… fino al 1981 avevamo il delitto d’onore”, afferma infatti la scrittrice e, citando Simon de Beauvoiur sottolinea “Non si nasce donne lo si diventa, ma io  aggiungo che non si nasce uomini ma lo si diventa”. 

    “Ogni 2 giorni”, prosegue l’autrice “muore una donna per mano di un uomo che il più  delle volte è marito o compagno di vita, alcuni dicono che la crescita esponenziale  proviene dall’aumento delle denunce, ma gli omicidi ci dicono che troppe donne  muoiono per mano di uomini che dicevano di amarle, il contrario non si sa, non ci sono  ogni anno 149 uomini che muoiono per mano di donne”. Pertanto, quando un  fenomeno si ripete ogni 2 giorni, ribadisce la Maraini, non è più possibile parlare di  raptus, ma di una voglia di punire le donne che pretendono autonomia,  riconoscimento professionale e prestigio “tutte cose che evocano il concetto di potere”. Tuttavia i retaggi di una cultura misogina sono rinvenibili già nel nostro linguaggio parlato; la parola uomo, ad esempio è universale utilizzata cioè per indicare sia il sesso  maschile che femminile “Non credo che la lingua si cambi aggiungendo un asterisco  alla fine della parola”, sottolinea la scrittrice. 

    Laddove, la parola Femminicidio, peraltro non rinvenibile nel vocabolario della lingua  italiana, indica una divisione di genere e, proprio sulle differenze la Maraini  rispondendo a una domanda sul tema della biologia afferma “Qualsiasi differenza  basata sulla natura è pericolosissima e sfocia nel razzismo basato sulla differenza  biologica, l’idea della razza è perversa e inaccettabile: la scoperta del dna negli anni 40  ci ha mostrato che non esistono le razze, esistono naturalmente le differenze ma sono  geografiche”. 

    Pertanto il vero tema per la scrittrice Toscana è insito in questa domanda “Fino a che  punto possiamo accettare i costumi, gli usi di un’altra tradizione culturale” e la risposta  secondo la Maraini è nella cultura del rispetto “bisogna dare un esempio di democrazia  dove i diritti delle persone sono rispettati”. 

    Assunto in linea con quanto affermato da Clemente Mastella, sindaco di Benevento,  città ospitante la rassegna fino al prossimo maggio “Siamo conflittuali con noi stessi e  con gli altri, mai come in questo periodo caratterizzato da varie trasgressioni sul piano  geopolitico internazionale, ritorna utile la dimensione educativa, pedagogica, il  rispetto degli altri e le forme di tolleranze che non si intravedono” e conclude

    “Mi fa molto piacere avere qui la sig.ra Dacia Maraini, il cui nome rimanda, peraltro, alla conquista dell’antica provincia da parte di Roma evocata in uno dei pannelli  incastonati nel monumento simbolo ed orgoglio della nostra città: l’arco di Traiano,  tra i 10 archi trionfali più belli e meglio conservati al mondo”

    FONTE: lidentita

  • Dacia Maraini apre il Festival Filosofico del Sannio: “C’è ancora tanto da fare per i diritti delle donne”

    Dacia Maraini apre il Festival Filosofico del Sannio: “C’è ancora tanto da fare per i diritti delle donne”

    Una sala gremita di giovani ha accolto con un lungo applauso la scrittrice Dacia Maraini. A lei il compito di inaugurare l’XI Festival Filosofico del Sannio, kermesse culturale organizzata dall’associazione “Stregati da Sophia”.

    La lectio magistralis, tenuta dal palco del Teatro San Marco di Benevento, ha preso spunto dal suo libro “Diario degli anni difficili. Con le donne di ieri, di oggi e di domani”, una raccolta di articoli scritti nel corso degli anni che riflettono, sul ruolo della donna nella società. La sua denuncia, costante nel tempo, non si limita a un’analisi storica, ma si proietta sul presente e sul futuro, con la consapevolezza che molto è stato fatto, ma altrettanto resta ancora da realizzare.

    Nonostante i progressi compiuti, la violenza contro le donne continua a essere una piaga della società contemporanea. I casi di femminicidio occupano ancora drammaticamente le pagine dei giornali, segno di un problema strutturale che non può essere ignorato. Proprio in questo contesto, Maraini ha commentato il recente disegno di legge, approvato venerdì scorso, che introduce nel codice penale il reato di femminicidio e prevede nuove misure per il contrasto alla violenza di genere e la tutela delle vittime. “Si tratta di un passo importante”, ha sottolineato la scrittrice.

    Scrittrice, poetessa e saggista, Dacia Maraini resta una figura di riferimento nel panorama culturale italiano. Con la sua voce autorevole e il suo instancabile impegno, ha offerto al pubblico del Festival Filosofico del Sannio uno sguardo lucido sulla realtà contemporanea e un messaggio di speranza e determinazione. Occasioni come questa rappresentano un’importante opportunità per riflettere su temi cruciali e per stimolare un dibattito necessario.

    L’intervista nel servizio video

    FONTE: NTR24

  • FESTIVAL FILOSOFICO DEL SANNIO. BUONA LA PRIMA CON DACIA MARAINI

    FESTIVAL FILOSOFICO DEL SANNIO. BUONA LA PRIMA CON DACIA MARAINI

    Il Teatro San Marco, ha ospitato il primo  appuntamento dell’ 11° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da  Sophia”.
    La lectio Magistralis è stata affidata alla scrittrice Dacia Maraini che ha deliziato il numerosissimo pubblico sul tema “Pensieri degli anni difficili . Con le donne di ieri, di oggi di domani. “
    Le donne private di libertà e sottomesse, hanno spesso introiettato il loro stato di inadeguatezza arrivando a considerarlo un fatto biologico. Bravissime a fare figli e accudirli, sono state considerate prive di un proprio pensiero e soprattutto di autonomia e libertà.» Per contrastare questa violenza, secondo la scrittrice che ha creato personaggi letterari femminili indimenticabili, occorre agire sulla cultura, sulle abitudini identitarie, sulle disparità di genere, sulla misoginia linguistica.
    Sentiamo Dacia Maraini ai microfoni di Tv7.

    FONTE: TVsette