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  • FESTIVAL FILOSOFICO DEL SANNIO. SARA’ “BELLEZZA” IL TEMA DELLA PROSSIMA EDIZIONE

    FESTIVAL FILOSOFICO DEL SANNIO. SARA’ “BELLEZZA” IL TEMA DELLA PROSSIMA EDIZIONE

    Presso il Teatro Comunale Vittorio Emmanuele, si è tenuta la cerimonia di premiazione con l’attribuzione delle borse di studio alle studentesse e agli studenti che sono risultati vincitrici e vincitori del concorso “Io Filosofa/o” indetto all’interno dell’ 11° Festival filosofico del Sannio organizzato dall’Associazione culturale filosofica “ Stregati da Sophia” in collaborazione con l’Università degli studi del Sannio . La presidente dell’associazione culturale prof.ssa Carmela D’Aronzo ha anche anticipato il tema che caratterizzerà la prossima stagione del festival, ovvero, “BELLEZZA”. Sentiamo cosa ha dichiarato a TV7

    FONTE: TVsette

  • La XI edizione del Festival Filosofico si e’ chiusa con la consegna delle borse di studio ai ragazzi partecipanti al Concorso “Io Filosofo”

    La XI edizione del Festival Filosofico si e’ chiusa con la consegna delle borse di studio ai ragazzi partecipanti al Concorso “Io Filosofo”

    Il tema della conoscenza e’ stato affrontato nel suo carattere interdisciplinare, nei suoi molteplici volti e sfaccettature e devo dire che questi incontri ci hanno tolto molti dubbi ed incertezze che avevamo, ci ha detto il presidente dell’Associazione organizzatrice, “Stregati da Sophia”, Carmela D’Aronzo. Il tema del prossimo anno sara’: “Bellezza”. Ultimo appuntamento come da programma per la XI edizione del Festival Filosofico del Sannio organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia” presieduta da Carmela D’Aronzo.
    Ci sarà solo un recupero, il 16 gennaio, dell’incontro con Umberto Galimberti, già programmato per il 17 aprile scorso ma poi rinviato per problemi di salute del relatore.
    Un doveroso consuntivo, nel giorno in cui si è celebrata la cerimonia di premiazione degli allievi che hanno preso parte al Concorso “Io Filosofo”, lo abbiamo chiesto a Carmela D’Aronzo che è riuscita a proseguire nella organizzazione di una iniziativa così complessa nonostante abbia perso il marito, Vito Palmieri, che la affiancava instancabilmente e con passione nella organizzazione di questa rassegna di filosofia.
    Il Festival Filosofico di quest’anno si distingue tra le iniziative che si fanno perché affronta i temi che sono legati all’uomo, ai suoi bisogni, ai suoi perché, ci ha risposto D’Aronzo esponendoci il consuntivo della manifestazione.
    Noi continuiamo in questa indagine conoscitiva. La parola conoscere è stata quella che ci ha accompagnati sempre e ci è sembrato quindi giusto andare ad analizzarla ed approfondire.
    Il tema della conoscenza è stato affrontato nel suo carattere interdisciplinare, nei suoi molteplici volti e sfaccettature e devo dire che questi incontri che abbiamo avuto, ci hanno tolto molti dubbi ed incertezze che avevamo e che sono riusciti a focalizzare bene in che cosa consista la vera conoscenza che non va fatta per la sua utilità, per le conoscenza in sé e per sé, ma perché essa ci serve per poter migliorare noi stessi e la realtà nella quale noi viviamo.
    Ed è stata un successo perché, a parte i relatori, che come sempre ci seguono e che sono di livello nazionale ed internazionale, i temi che abbiamo affrontati sono stati interessanti, analitici ed uno differente dall’altro e le persone che hanno seguito sono state tantissime, ha proseguito D’Aronzo.
    Abbiamo avuto la partecipazione di 20 scuole superiori tra Benevento e provincia, Foggia, Caserta, Avellino. Hanno preso parte ai nostri incontri, ogni volta, più di 1.000 persone a cui vanno aggiunte le visualizzazioni sui canali social.
    Oggi viviamo un momento significativo, la festa per i ragazzi, per quelli che hanno partecipato al Concorso “Io Filosofo” e che con coraggio si sono messi in gioco, sono venuti, hanno svolto il loro saggio con grande serietà ed impegno e senso di responsabilità.
    E’ commovente il modo in cui hanno lavorato.
    Debbo dire, ha ancora detto D’Aronzo, gli elaborati sono tutti belli ed è stato molto difficile poterli selezionare.
    Oggi 13 di loro riceveranno le borse di studio ed in più daremo anche dei libri a quelli i cui temi sono stati quasi pari merito, significativi ed importanti.
    D’Aronzo ha quindi voluto ringraziare tutte le Istituzioni e le forze imprenditoriali che hanno voluto assegnare delle borse di studio che quest’anno sono anche aumentate.
    Tanti imprenditori si sono messi in gioco anche loro per sostenere i ragazzi nella loro formazione. Li apprezzano e questo è molto importante.
    C’è già l’idea del tema del prossimo anno, abbiamo concluso noi?
    Sì, tratteremo la “Bellezza”.
    Questi i nomi dei ragazzi a cui sono state assegnate le borse di studio: Giorgia Sabbatini, classe V – sezione F – Liceo Classico “Giannone”; Mariangela Bovino,  classe IV – sezione F – Liceo Classico “Giannone”; Daniela Pozzuto, classe IV – sezione F – Liceo Classico “Giannone”; Anna Barricella, classe V – sezione G – Liceo Classico “Giannone”; Mariavittoria Lengua, classe V – sezione Cls – Istituto Omnicomprensivo “De Sanctis”, Cervinara; Vittorio Caiola, classe V – sezione G – Liceo Scientifico “Rummo”; Antonio Maria Del Prete, classe IV – sezione B – Liceo Scientifico “Rummo”; Veronica Venafra, classe V – Sezione Dll – Liceo  Statale “Guacci”; Marta Ruggiero, classe III – sezione Acl – Istituto “Lombardi” Airola; Maria Giovanna Fulgieri, classe III – sezione Acl – Istituto “Lombardi” Airola; Kiara Elisabetta Rungi – classe V – sezione Lc Istituto “de Liguori” Sant’Agata dei Goti; Giuseppe D’Apice, classe V – sezione Lc – Istituto “de Liguori” Sant’Agata dei Goti; Bartolomeo Florio, classe IV – sezione C1 – Istituto Telesia – Telese Terme.

    FONTE: Gazzetta di Benevento

  • FESTIVAL FILOSOFICO “STREGATI DA SOPHIA”

    FESTIVAL FILOSOFICO “STREGATI DA SOPHIA”

    Grande partecipazione, da parte degli studenti, ha riscosso anche quest’anno il concorso “ Io filosofa/o” indetto all’interno dell’ 11° Festival filosofico del Sannio ,organizzato dall’Associazione culturale filosofica “ Stregati da Sophia” in collaborazione con l’Università degli studi del Sannio .

    Sono circa 100 gli studenti e le studentesse  provenienti dai Licei e Istituti superiori di Benevento e provincia , che  affronteranno la prova testimoniando il  loro interesse per la filosofia e la cultura. I ragazzi/e dovranno realizzare  un saggio breve alla luce dei contenuti essenziali e dei principali temi delle lectio magistralis svolte nell’ambito dell’ 11 ° Festival Filosofico del Sannio, operando adeguati riferimenti personali. La prova si svolgerà  Martedi  29 Aprile 2025, alle ore 12,30, presso la sede del complesso S. Agostino dell’Università degli studi del Sannio.

     La commissione che valuterà i compiti è formata dalla Prof.ssa Carmela D’Aronzo, presidente dell’Associazione culturale filosofica “ Stregati da Sophia”, dalla prof.ssa Antonella Tartaglia Polcini ,Assessora alla cultura del comune di Benevento, dalla prof.ssa  Aglaia Mcclintock ,docente del diritto romano e dei diritti dell’antichità presso l’Università degli studi del Sannio, dalla  prof.ssa Cristina Ciancio, docente di Storia di diritto medioevale e moderno presso l’Università degli studi del Sannio.

    Ai ragazzi/e vincitori del concorso verranno assegnate delle borse di studio offerte dell’Università degli studi del Sannio, dalla Famiglia Palmieri in ricordo del dott. Vito Palmieri , dalla Azienda Kineton- società Benefit ,dal Pastificio Rummo, dalla famiglia Cocca in memoria del prof. Diodoro Cocca,  dall’Associazione ANCE Benevento,   da Tyche Digital Techology, dalla Scuola la Tecnica.

    La cerimonia di premiazione avverrà il 16 Maggio ore 16,00 presso il teatro Comunale Vittorio Emmanuele Benevento.

    FONTE: TVsette

  • “Imparare a vivere”, Maurizio Ferraris al Festival filosofico del Sannio

    “Imparare a vivere”, Maurizio Ferraris al Festival filosofico del Sannio

    Spesso, le domande più difficili nel corso di un’intera esistenza ce le poniamo nei momenti di fragilità, durante o dopo una caduta, sia essa intesa come un crollo psicologico o come un inciampo fisico, da cui, a volte, appare impossibile rialzarsi. Ma è proprio nell’istante in cui tutte le nostre certezze sembrano vacillare che forse ci  chiediamo se abbiamo realmente imparato a vivere, com’è accaduto al filosofo Maurizio Ferraris professore Ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino, ed autore del libro “Imparare a vivere” che lo studioso ha presentato lo scorso Venerdi  11 Aprile al Teatro San Marco di Benevento, ospite dell’11° Festival Filosofico del  Sannio. 

    Un titolo emblematico dietro cui si celano più significati che però, come ha spiegato lo stesso docente, conducono tutti nella stessa direzione: la cosa veramente importante, nel vivere, è il convivere. Il testo parte da un banale incidente di Ferraris che lo induce a riflettere attorno alla  sua esistenza e alle sue memorie, ovvero relativamente a quel bagaglio di esperienze a  cui ognuno di noi fa riferimento, nell’arco della propria vita, non solo per superare le  situazioni difficili e quindi sopravvivere, ma anche per previvere e convivere che sono poi le stazioni attraverso cui questo libro ci fa passare per ragionare su una  promiscuità di temi che ruotano attorno alla vita e al come si possa imparare a vivere.  E’ infatti durante le nostre battute d’arresto che emergono i sentimenti e i risentimenti  più contrastanti, laddove il nostro passato s’intreccia con ciò che abbiamo appreso  leggendo e scrivendo: passando da Montaigne a Heidegger, da Nietzsche a Derrida, da  Proust a Yourcenar, da Fitzgerald a Hemingway, questo libro unico ed emozionante ci  induce ad analizzare le nostre conoscenze per attraversare le diverse fasi della nostra  esistenza. Presidente del LabOnt (“Laboratorio di Ontologia”) presso l’Università di Torino da  svariati anni e direttore dell’Istituto “Scienza Nuova” presso Università e Politecnico  di Torino, nelle sue ricerche il professor Ferraris è passato dalla proposta di  un’ontologia critica e sociale, allo sviluppo di una posizione filosofica che può essere  definita “nuovo realismo”, in alternativa al postmodernismo e al pensiero debole,  procedendo inoltre verso un’ulteriore estensione dell’analisi degli oggetti sociali,  attraverso i concetti di “documentalità” e “documanità”, a confronto con le potenzialità  e i limiti del web. 

    Inoltre, dal 2018 Ferraris è presidente dell’Istituto di studi avanzati su Humanities e  Industria del citato ateneo ed è proprio a margine della rassegna sannita che il filosofo ha dichiarato “Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, ci troviamo nella migliore  condizione per cercare di capire cosa ha il naturale che manca all’artificiale e quindi  riuscire a capire che cos’è il naturale“, svelando il titolo del suo prossimo libro “Pelle”,  edito da ‘Il Mulino’ in cui cerca di dare una risposta relativamente al contributo che la  filosofia può apportare all’IA.

    FONTE: L’identità

  • Festival Filosofico del Sannio: c’è Lidia Palumbo

    Festival Filosofico del Sannio: c’è Lidia Palumbo

    Martedi 15 Aprile 2025 alle ore 15,00 si terrà on line l’undicesimo appuntamento dell’11° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”. La lectio è affidata Lidia Palumbo che affronterà il tema: “ Sui marciapiedi della vita. Conoscenza e teatro nella Poetica di Aristotele” Aristotele dice che tra la conoscenza e il teatro esistono due legami: il primo legame sta nel fatto che sia la conoscenza sia il teatro nascono dalle immagini. Non è possibile apprendere niente senza immagini e non c’è teatro che non sia messa in scena di figure. Il secondo legame è il legame con il piacere: sia la conoscenza sia il teatro sono cose piacevoli. Questi due legami tra la conoscenza e il teatro ne nascondono un terzo: il legame con la vita. Quando andiamo a teatro, infatti, vediamo
    rappresentazioni che hanno a che vedere con la nostra vita e ciò genera coinvolgimento del pubblico nello spettacolo e dunque conoscenza e dunque piacere. Esiste anche infatti – ed è specificamente legato al piacere estetico della rappresentazione drammatica – il piacere della sofferenza. A teatro ci vengono mostrate sulla scena le stesse cose che appaiono, per così dire, sui marciapiedi della vita, ma c’è una differenza, perché nella quotidianità reale le cose sono – dice Aristotele – “senza spiegazione”, invece sulla scena esse vengono sempre spiegate. Si tratta di una notazione raffinatissima, che mette a confronto vita e scena, e mostra come la scena serve alla conoscenza
    della vita: ogni gesto, sulla scena, nella tragedia antica, è accompagnato dalla sua spiegazione, la quale consente al pubblico di vedere anche senza vedere, o vedendo da lontano, e impedisce quella visione senza comprensione che invece è sempre in agguato sui marciapiedi della vita. Lidia Palumbo è professore ordinario di Storia della filosofia antica presso il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Napoli “Federico II”. È membro della International Plato society (IPS), dalla fondazione. È socio ordinario della Accademia di Lettere e Belle Arti della Società Nazionale di Scienze Lettere e Arti in Napoli. È presidente della sezione napoletana della SFI (Società filosofica italiana); membro del comitato scientifico di “Koinonia”, rivista internazionale della società di Studi Tardoantichi (AIST) e di “Peitho. Examina Antiqua”, journal devoted to investigation of Ancient Greek, Roman and Byzantine Thought.Insieme ad Anna Motta dirige la
    collana Philosophike Skepsis presso l’editore Loffredo di Napoli.I suoi interessi sono legati soprattutto a Platone e alla tradizione platonica, alla dimensione letteraria e drammatica dei Dialoghi, alla questione della mimesis, della homoiosis, della epimeleia eautou.
    Introduce: Carmela D’Aronzo- Presidente Associazione culturale filosofica “ Stregati da Sophia”, coordina: Patrizia Pepe docente di storia e filosofia del Liceo “ Guacci” di Benevento.

    FONTE: Ottopagine

  • Festival Filosofico del Sannio, lectio magistralis di Maurizio Ferraris

    Festival Filosofico del Sannio, lectio magistralis di Maurizio Ferraris

    Venerdi 11 Aprile  2025   alle ore 14,30 , presso Teatro San Marco, si terrà il decimo   appuntamento dell’11° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da  Sophia”. 

    La lectio Magistralis è affidata a Maurizio Ferraris che affronterà il tema “Imparare a vivere”.

    Si può imparare a vivere? E che tipo di conoscenza sarebbe? Si tratta probabilmente di analizzare le tante cose diverse che si nascondono nell’espressione “imparare a vivere” e di scoprire che la cosa veramente importante, nel vivere, è il convivere.

    Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica, presidente del LabOnt (“Laboratorio di Ontologia”) presso l’Università di Torino e Direttore dell’Istituto “Scienza Nuova” presso Università e Politecnico di Torino. Nelle sue ricerche filosofiche ha contribuito alla rielaborazione delle posizioni ermeneutiche ed è passato dalla proposta di una ontologia critica e sociale allo sviluppo di una posizione filosofica che può essere definita “nuovo realismo”, in alternativa al postmodernismo e al pensiero debole, procedendo inoltre verso un’ulteriore estensione dell’analisi degli oggetti sociali, attraverso i concetti di “documentalità” e “documanità”, a confronto con le potenzialità e i limiti del web. Tra i suoi libri: Manifesto del nuovo realismo (Roma-Bari 2012); Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce (Roma-Bari 2014); Postverità e altri enigmi (Milano 2017); Il denaro e i suoi inganni (con John R. Searle, Torino 2018); Scienza nuova. Ontologia della trasformazione digitale (Torino 2018); Documanità. Filosofia del mondo nuovo (Roma-Bari 2021); Post-Coronial Studies. Seicento sfumature di virus (Torino 2021); Agostino. Fare la verità (Bologna 2022); Umanesimo e tecnologia per una scienza nuova (con Guido Saracco, Roma-Bari 2023); Filosofia delle sfide globali (con Chiara Fenoglio, Milano 2023); Hysteresis. The External World (Edinburgh 2024); Imparare a vivere (Roma-Bari 2024). 

    Introduce: Carmela D’Aronzo – Presidente Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”

    Coordina: Gerardo Canfora – Rettore dell’Università degli Studi del Sannio 

    FONTE: Anteprima24

  • Ballando tra i numeri di Pitagora e gli atomi di Democrito

    Ballando tra i numeri di Pitagora e gli atomi di Democrito

    Sullo sfondo del palcoscenico campeggiano queste parole: “La conoscenza rende liberi”. Il fulcro della filosofia sta in queste due domande: “Da dove veniamo? Qual è l’origine del mondo? Il lungo cammino comincia con l’acqua di Talete, passa per il fuoco di Eraclito e arriva a Socrate, per il quale “il vero sapiente è colui che sa non di sapere”. Il pensiero si dipana per il “Mito della Caverna” di Platone, per l’Umanesimo, l’Illuminismo, l’era della Tecnica e l’attualissima Intelligenza Artificiale.

    Per spiegare tutto con semplicità, il Festival Filosofico del Sannio ha abbinato Filosofia e Danza, ideando un  suggestivo spettacolo , intitolato “Nous. Viaggio nella Conoscenza”, che è andato in scena al Teatro Comunale di Benevento. La cavalcata tra filosofi e pensatori è stata raccontata da Linda Ocone e Maurizio Tomaciello. I concetti più belli e complicati sono stati interpretati e “illustrati” da 90 ballerini, coi loro corpi sinuosi ed i loro slanci morbidi e vibranti. Come onde colorate, spighe di grano, seminatrici di luce.

    La coreografia è stata curata dal Centro Studi di Carmen Castiello e dalla Compagnia di Balletto di Benevento, mentre i testi sono stati scritti da Lidia Palumbo e da Carmela D’Aronzo, presidente di “Stregati da Sophia”, organizzatrice del festival. Lo spettacolo è stato il frutto della collaborazione tra varie scuole di danza, da quella di Ornella Mirra a quella di Carmen Pepe e Ramona Iuliano a quella di Rachele Iavarone. I balletti sono stati preparati anche da Sara Scuderi, Maria Chiara Tedesco e Alessandro Amoroso.

    I danzatori si sono districati con scioltezza tra i numeri di Pitagora e gli atomi di Democrito, dal “Tutto scorre” di Eraclito al “Conosci te stesso” di Socrate. Quando è arrivato il momento dell’Intelligenza Artificiale sono stati accompagnati dalla canzone “Storia del mio corpo” di Michele Bravi. Mentre i narratori hanno proposto questa domanda: “Una macchina può sostituire l’uomo?”. “Con questo viaggio -ha concluso D’Aronzo- abbiamo voluto ribadire che conoscenza vuol dire libertà”.

    FONTE: Lavocesannita

  • Novanta allievi di varie scuole di Danza del territorio insieme per portare in scena al Teatro Comunale lo spettacolo “Nous. Viaggio nella Conoscenza”

    Novanta allievi di varie scuole di Danza del territorio insieme per portare in scena al Teatro Comunale lo spettacolo “Nous. Viaggio nella Conoscenza”

    Un evento, nell’ambito del Festival Filosofico del Sannio voluto dal presidente Carmela D’Aronzo, destinato non necessariamente al pubblico degli studenti e dunque “potenzialmente a rischio” presenze, ha visto invece il Teatro Comunale anche questo pomeriggio riempito fino nei sui palchetti più alti.
    In scena è andato lo spettacolo di filosofia e danza dal titolo: “Nous. Viaggio nella Conoscenza”.
    I testi sono stati curati da Lidia Palumbo e Carmela D’Aronzo; le coreografie del Centro Studi di Carmen Castiello e della Compagnia Balletto di Benevento in collaborazione con: Sara Scuderi e Maria Chiara Tedesco, Alessandro Amoroso, Progetto Danza, diretto da Ornella Mirra, Studio Danza 94, diretta da Carmen Pepe e Ramona Iuliano, Un tempo per Ballare, diretta da Rachele Iavarone.
    La regia è stata di Linda Ocone che ha anche condotto, in pratica, l’intera rappresentazione anticipandone i vari momenti con letture curate dalla stessa Ocone e da Maurizio Tomaciello.
    Prima che lo spettacolo avesse inizio ed a cui hanno partecipato una novantina di allievi di varie scuole di danza, ne abbiamo parlato con Carmen Castiello, infaticabile direttore della scuola che porta il suo nome ed animatrice ed ideatrice dei tanti spettacoli che offre alla città nel corso dell’anno.
    Si rinnova la tradizione della partecipazione di Carmen Castiello e dunque della Danza, anche nel cartellone del Festival Filosofico del Sannio giunto alla XI edizione e che tratta il tema della “Conoscenza” nel quale la Danza parimenti si insinua…
    Assolutamente sì, ci ha risposto Castiello.
    E’ un viaggio verio e proprio nella conoscenza attraverso il corpo e quindi un percorso molto affascinante. anche verso la libertà, che è anche manifestata da questa bella relazione che adesso abbiamo intrapreso con delle maestre di danza ospiti (e qui il volto di Castiello si è fatto ancora più raggiante visto che aveva sempre auspicato una collaborazione tra le scuole di danza del territorio ndr).
    Abbiamo Carmen Pepe, Simona Iuliano, per Studio 94 di San Giorgio del Sannio; Un tempo per ballare diretta da Rachele Iavarone; Spazio Danza, diretta da Ornella Mirra e poi c’è la mia Compagnia Balletto di Benevento.
    Carmela D’Aronzo, ha proseguito Castiello, ci ha dato delle direttive per questo viaggio nel mondo della conoscenza e ciascuna di noi ha portato avanti una coreografia su un argomento.
    Tutto sostenuto dalle parole del copione scritto sia da D’Aronzo che da Lidia Palumbo e la regia di Linda Ocone.
    Abbiamo messo in scena un viaggio vero e proprio dove sicuramente il pubblico potrà immedesimarsi e noi speriamo di riuscire ad emozionarlo questo pubblico.
    La cosa importante, quando si fa qualcosa, è essere sinceri e non fingere ed entrare così veramente nella parte di uno spettacolo fatto da giovani danzatori, una novantina, che vanno dai 14 ai 18 anni, appartenenti alle varie scuole di danza.
    Noi speriamo che questo sia l’inizio di una collaborazione perché la libertà c’è dove ognuno di noi è poi messo in grado di esprimersi e di guardare oltre se stesso e di non fare sempre il protagonista di ogni cosa.
    Stiamo insieme nell’intento di aiutare i ragazzi a crescere bene. Questo è l’obiettivo che abbiamo.
    E dunque, abbiamo detto noi, depone bene questo obiettivo per avere anche una rappresentanza sostenuta di quella che è la danza a Benevento.
    Sì, proprio così, ci ha risposto Castiello.
    Lei è contenta di tutto ciò, abbia chiesto ancora alla coreografa?
    Io sì, sono molto felice, ci ha risposto emozionata, perché non c’è cosa più bella che riuscire a raggiungere questa libertà di aprirsi agli altri.
    Questo appare essere un tabù nella nostra cottà ed invece non deve essere così.
    Stando insieme mi sono sentita molto emozionata ed è bello e sono felice di ciò.
    Sin qui la coreografa Castiello.
    Carmela D’Aronzo, reduce dal grande successo dell’incontro dell’altro giorno con Matteo Garrone che con il suo “Io Capitano”, messo in onda su Rai1, ha peraltro vinto la guerra dell’auditel della prima serata, ci parla di questo ritorno nella danza anche quest’anno nel suo ampio e variegato cartellone che si muove sviluppando ed analizzando il tema della “Conoscenza”.
    Si ci ha risposto, D’Aronzo, è una tradizione quella della danza al Festival Filosofico e stiamo realizzando questo percorso sulla conoscenza attraverso vari momenti. Quello con Matteo Garrone è stato bellissimo ed emozionante.
    Cerchiamo null’altro che regalare emozioni, momenti di partecipazione su di un argomento che a volte viene messo da parte dando per scontato il fatto che… io conosco.
    Invece la conoscenza abbraccia tutt’altro e stiamo cercando di sottolineare e cercare di capire che la conoscenza non è rivolta solo a ciò che mi è utile ma è andare oltre, mettere da parte i nostri pregiudizi, le nostre riflessioni ed andare a cercare il vero significato. Solo così riusciremo a guardare la realtà con occhi veri ed anche ad entrare in un maggior contatto con gli altri e con il mondo.
    Stiamo utilizzando, dunque, tutti linguaggi che possono aiutarci a far comprendere questo messaggio.
    Oggi abbiamo il linguaggio della danza.
    La filosofia e la danza, pur seguendo percorsi diversi, sono complementari in quanto la filosofia utilizza il pensiero mentre la danza, il linguaggio del corpo, ed entrambi esprimono concetti filosofici
    Quindi la danza è un mezzo attraverso il quale vogliamo comunicare come la conoscenza sia importante, come sia necessaria e come sia faticosa.
    Questo è un viaggio che, partendo dal VI secolo avanti Cristo, giunge fino ad oggi con l’Intelligenza Artificiale, una nuova forma di conoscenza.
    Dimostriamo ai ragazzi ed a tutti noi, come questo percorso sia stato lungo, faticoso, affinché la conoscenza potesse acquisire la propria libertà ed indipendenza. Non è facile.
    Molti studiosi si sono immersi in queste questioni filosofiche partendo da una semplice domanda: Dove veniamo?
    E’ da lì che è partito tutto. Però Socrate è stato colui che ha messo l’accento sull’uomo. Prima l’uomo deve conoscere se stesso perché il vero sapere proviene proprio da noi stessi e qui allora abbiamo puntato l’attenzione sul conosci te stesso di Socrate il quale afferma che l’unico bene che l’uomo ha è la conoscenza e che l’unico male è l’ignoranza.
    Poi l’altro punto che abbiamo voluto sottolineare è la caverna di Platone.
    Essa è una metafora sulla conoscenza, sulla pochezza umana di cui l’uomo si è poi liberato attraverso la luce della conoscenza. Erano quelle catene che lo tenevano chiuso nella ipocrisia, nelle falsità, nei pregiudizi.
    Il percorso è lungo, ha concluso D’Aronzo, ma abbiamo utilizzato solo alcune tappe significative.
    Ora stiamo lavorando sulla Intelligenza Artificiale per cercare di dare risposte ai dubbi ed alle incertezze dei ragazzi.

    FONTE: Gazzetta di Benevento

  • Matteo Garrone, il regista di “Io capitano”, vincitore del Leone d’argento e nominato per gli Oscar e’ stato ospite del Festival Filosofico del Sannio

    Matteo Garrone, il regista di “Io capitano”, vincitore del Leone d’argento e nominato per gli Oscar e’ stato ospite del Festival Filosofico del Sannio

    Matteo Garrone (nella foto di apertura è con Carmela D’Aronzo), regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano, è stato a Benevento, al Teatro Comunale “Vittorio Emmanuele”, nell’ambito del sesto appuntamento della XI edizione del Festival Filosofico del Sannio organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia” presieduta da Carmela D’Aronzo.
    Il caso ha voluto che egli fosse qui ospite della nostra città proprio il giorno prima, cioè domani 26 marzo, in cui, in prima serata, Rai 1 mandasse in onda il suo ultimo film “Io capitano”, vincitore a Venezia del Leone d’argento per la Miglior Regia e del Premio Mastroianni al Miglior Attore emergente. E’ stato parimenti candidato all’Oscar come Miglior Film Internazionale ed ai Golden Globes ed al Davide di Donatello si è aggiudicato ben sette premi.
    Garrone, che sul palco ha colloquiato con Adriano Monti Buzzetti Colella (nella seconda foto in basso ed a seguire), redattore capo della redazione Cultura e spettacolo del Tg2 e presidente del Centro per il libro e la lettura del Ministero della Cultura, è giunto puntuale intorno alle 14.00 a piazza Santa Sofia dove ad attenderlo, oltre noi, c’erano appunto D’Aronzo e Monti Buzzetti Colella.
    E’ venuto da solo, in macchina da Roma (al ritorno però ha dato un passaggio al giornalista che lo ha intervistato e che avrebbe dovuto attendere fino alle 21.00 per il treno del ritorno nella capitale) e pronto per sottoporsi, prima ancora che alla narrazione del suo tema: “Matteo Garrone racconta il dietro le quinte del suo cinema”, alle domande ed alle curiosità dei giovani delle scuole che hanno partecipato all’incontro di oggi, giovani sui quali egli, che ha peraltro un figlio di 16 anni, della stessa età, dunque, di quelli in sala, punta molto.
    Abbiamo colto l’occasione della sua “pausa pranzo”, per una chiacchierata sulla sua oramai lunga attività nel cinema ma anche per parlare dei giovani e della loro condizione in un mondo, qual è quello di oggi, oggettivamente non facile.
    La prima domanda che gli abbiamo rivolto, come spesso facciamo, è se fosse stata questa la prima volta di una sua venuta a Benevento…
    Ci ha sorriso, prima di risponderci, poi ha detto che è questa la seconda volta ma che la prima si perde nella notte dei tempi, circa quarant’anni fa, quando venne in tutt’altra veste, quella del tennista.
    Erano gli anni della piena gioventù, aveva 16 anni, ed ancora non emergeva, in maniera predominante, il Garrone cineasta.
    Qualcosa di impegnativo e che gli potesse dare anche soddisfazioni economiche, voleva però farlo e così pensò al Tennis.
    La cosa andò bene e giunse a Benevento per un Torneo importante, come erano all’epoca quelli che si disputavano nella nostra città, anche a “La Fagianella”, dove arrivò alla fase finale con un ottimo piazzamento, in semifinale.
    Prima di fare il regista ho fatto il pittore e prima ancora, come le dicevo, sognavo di diventare un tennista professionista.
    Fino ai 18, 19 anni coltivavo quel sogno.
    Era anche abbastanza in avanti e giocavo in serie B. Sono stato a giocare anche in America.
    Poi però per Garrone arriva la seduzione del cinema e vi entra da aiuto operatore ma la sua carriera è stata poi lastricata da continui successi grazie anche al suo film, trasposizione cinematografica di “Gomorra”, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes e di cinque European Film Awards.
    Se la definiscono come un regista del neorealismo, gli abbiamo detto attingendo al suo profilo pubblicato su vari testi, con cinepresa a mano… Qualche volta, ci ha subito corretto. “Io Capitano”, ad esempio, lo abbiamo girato tutto con lo steadicam così come “Pinocchio”…
    Non utilizza solo gli attori professionisti, abbiamo ripreso noi e lui di rimando…
    Anche su questo avrei qualcosa da ridire. Ho lavorato con Benigni che è premio Oscar, con Servillo e con tanti altri attori famosissimi.
    Diciamo che amo a volte avere anche la libertà di poter scegliere, e se vedo che c’è un volto che sia più congeniale al personaggio e che quell’attore lì non ha una grande esperienza per ragioni anche anagrafiche, è il caso di “Io capitano” dove i protagonisti avevano 17 anni, in quel caso, dicevo, mi avventuro ed amo anche dirigere attori che magari non hanno una esperienza accademica.
    Rispetto alla sua domanda relativa al neorealismo, ha continuato Garrone, esso vuol dire che è un nuovo modo di fare cinema che aveva un senso negli anni del Dopoguerra, quando venivamo dall’epoca dei “telefoni bianchi” e da un certo tipo di cinema che era tutto girato nei teatri di posa.
    Oggi non avrebbe ferre senso farlo.
    Neanche io eseguo un nuovo modo di fare cinema.
    Cerco di raccontare storie che mi sembra che possano essere in qualche modo sorprendenti per me e per lo spettatore.
    Posso dire però che i registi neoralisti sono tra i miei genitori artistici.
    Rossellini certamente è stato uno dei registi per me più importanti così come lo sono stati tanti altri.
    Abbiamo avuto la fortuna, noi registi italiani, di essere nati in un Paese in cui la cinematografia negli anni Cinquanta e Sessanta era la più importante al mondo e quelli sono i nostri riferimenti.
    Tra l’altro ho fatto anche la comparsa, per parlare dei miei trascorsi, nell’ultimo film di Fellini, “La voce della luna” (1990), con Roberto Benigni, e quindi sono stato per diverse settimane, quasi un mese, sul set ed ho avuto la fortuna di vedere Fellini dirigere dal vivo.
    Cosa racconterà ai nostri giovani, gli abbiamo ancora chiesto, che non vivono un’epoca felice, certamente più difficile della nostra…
    Ho avuto la fortuna, grazie al film e grazie al lavoro molto attento dei tanti insegnanti, di fare tantissimi incontri con gli studenti.
    Questo “Io capitano” è un film che parla direttamente ai ragazzi.
    I protagonisti sono praltro loro coetanei ed è un film di avventura. Dico che è difficile generalizzare perché ho avuto la fortuna di incontrare tanti ragazzi così differenti tra loro.
    Molti mi hanno fatto delle osservazioni intelligentissime ed hanno dimostrato una grande sensibilità ed in qualche modo posso dire che hanno qualcosa da insegnare a noi, più che noi insegnare a loro.
    Altri invece, è vero, vivono dei momenti più difficili non aiutati dai social e dai moderni mezzi della comunicazione.
    E’ evidentemente, la nostra, una società non facile e piena di ostacoli e quindi dove non è semplice cavarsela.
    Ho un figlio di 16 anni e sono fiducioso rispetto ad una parte di giovani che credo abbiano una grande carica vitale e di sensibilità ed hanno molto da insegnarci.
    Tra un po’ in Teatro, abbiamo concluso… Quest’oggi cercherò di mettermi a servizio di quello che vorranno sapere i ragazzi. Di solito faccio così e cerco di capire cosa potrebbe interessargli e provo a rispondergli nel modo migliore.
    Sin qui la nostra chiacchierata, nemmeno tanto breve, disturbata anche da una leggera pioggia che cominciava a scendere, ma che ci ha consentito di affrontare temi importanti con un grande regista del nostro cinema ed anche di raccogliere il giudizio del capo redattore del Tg2, Adriano Monti Buizzetti Colella che ha definito il Festival Filosofico di Benevento come una manifestazione importante e che oramai è diventata interdisciplinare con mondi che dialogano anche se sono apparentemente distanti tra loro.
    La filosofia che ci azzecca con il Cinema? E’ la domanda principe ma è ad esso collegata assieme ad altre discipline.
    Giunti in Teatro, la sala oramai colma, è stata Carmela D’Aronzo a dare il via alla intervista che Monti Buzzetti Colella ha rivolto a Garrone e poi a seguire e coordinare le domande degli stesi allievi delle scuole del territorio a cui si sono aggiunti anche quelli provenienti da Foggia.

    FONTE: Gazzetta di Benevento

  • Il regista Garrone ospite a Benevento: “L’arte è raccontare storie che sappiano sorprendere lo spettatore”

    Il regista Garrone ospite a Benevento: “L’arte è raccontare storie che sappiano sorprendere lo spettatore”

    L’arte non è necessariamente legata alla conoscenza, e il cinema è una forma d’arte.” Con questa riflessione, che sembra quasi in contrasto con il tema del Festival Filosofico del Sannio, il regista, sceneggiatore e produttore Matteo Garrone ha aperto il sesto appuntamento della rassegna culturale organizzata dall’associazione Stregati da Sophia.

    Pur sostenendo questa visione, Garrone ha riconosciuto che nei film esiste una dimensione filosofica legata alla conoscenza, che emerge attraverso le storie raccontate e il modo in cui il cinema permette di esplorare la realtà da prospettive sempre nuove.

    Tuttavia, il suo stile resta profondamente ancorato a un forte impatto visivo: “Quando ti trovi davanti a un quadro non ti poni il problema della conoscenza, quello che ti dà l’emozione è la capacità di riuscire a raccontare delle storie con una visione che sorprende lo spettatore creando delle immagini che non ti aspetti”

    Sul palco del teatro Comunale il regista romano ha ripercorsi i suoi esordi da pittore e il passaggio al cinema, un percorso da autodidatta che l’ha portato, con il passare degli anni, ad essere uno dei nomi di spicco del cinema italiano e  internazionale

    Durante l’incontro, il regista ha condiviso aneddoti sul suo lavoro, mostrando backstage e spezzoni di film per coinvolgere il pubblico in un dialogo costruttivo e formativo. Ai giovani ha lanciato un messaggio chiaro: “fate qualsiasi cosa capace di accedere il fuoco della passione”

    È la storia che mi guida, non il luogo”, ha detto ai microfoni rispondendo a una domanda sulla possibilità di girare un film a Benevento. Tuttavia ha lasciato aperta la possibilità ad un progetto, magari legato ad uno dei simboli più evocativi del capoluogo sannita, le streghe.

    FONTE: Ntr24